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14 settembre 2026 - Aggiornato alle 20:44
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Anno scolastico

La scuola ricomincia, ma è "bocciata" sempre sugli stessi temi: precariato e dispersione tengono alte le tensioni in Sicilia

Per i sindacati degli insegnanti, il confronto non è ancora abbastanza e i docenti devono fare i conti con carichi di lavoro sempre più alti a fronte di ritardi amministrativi e salari sempre uguali

14 Settembre 2026, 20:03

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«Non voglio andarmene»: la lettera di Tiziana, 10 anni, alla Meloni per chiedere la scuola a Filicudi

Le temperature si abbassano, ma le condizioni in cui si trovano le classi e le scuole del comprensorio etneo rendono infuocato il clima scolastico, soprattutto per chi ci lavora.

I docenti alle prese con graduatorie, incarichi che arrivano all’ultimo momento, spostamenti fino decine di centinaia di chilometri da casa, devono anche considerare il carovita del Nord che spesso porta alla rinuncia all’incarico.

In questa catena, a pagare il prezzo più alto sono i convitati di pietra: gli studenti.

«Tra i docenti prevalgono preoccupazione e stanchezza. Ogni anno viene chiesto loro di far funzionare la scuola nonostante problemi organizzativi, carichi burocratici crescenti e un riconoscimento economico e professionale ancora insufficiente. Rimane, tuttavia, molto forte il senso di responsabilità verso gli alunni: ancora una volta sono gli insegnanti, con il loro impegno quotidiano, a garantire la continuità e la qualità del servizio scolastico», fa sapere a La Sicilia Giorgio La Placa, coordinatore provinciale Gilda degli insegnanti di Catania, che continua «chiediamo maggiore tempestività, trasparenza e disponibilità al confronto: il sindacato non deve essere considerato un elemento di disturbo, ma un interlocutore che contribuisce a prevenire errori e contenziosi. Il nostro compito è tutelare i docenti nel rispetto delle norme e, attraverso questa tutela, contribuire al funzionamento della scuola».


Segue Salvo Di Dio, segretario generale Flc Cgil: «L’umore del personale della scuola è segnato da preoccupazione, ma anche dalla consapevolezza che la scuola continua a essere un presidio fondamentale per il territorio e per la crescita democratica del Paese. A Catania, come nel resto d’Italia, si riparte con problemi che ormai non possono più essere considerati emergenziali, perché sono diventati strutturali: precarietà, difficoltà degli organici, carichi di lavoro crescenti e una questione salariale ancora irrisolta». «Abbiamo bisogno - aggiunge - di una scuola capace di ampliare le opportunità, contrastare le disuguaglianze e garantire a tutti gli studenti una solida formazione culturale e civile».


«L'ufficio scolastico regionale ha lavorato tutta l'estate per fare sì che tutti i docenti fossero in cattedra il 1 settembre - afferma Emilio Grasso, responsabile dell’Usr etneo - Abbiamo fatto le nomine di ruolo, la mobilità annuale il 31 agosto e anche le nomine dei supplenti, quindi praticamente tutti i posti sono stati coperti».

Sulla dispersione scolastica conclude: «Ci sono docenti negli osservatori d'area, ne abbiamo quattro a Catania e cinque nell'hinterland che fanno capo a un'istituzione scolastica e abbracciano varie zone».