Il processo a Caltanissetta
Depistaggio stragi, non era l’ex terrorista Bellini a pilotare l’aereo sopra Capaci
L'uomo, condannato definitivamente all’ergastolo per la strage alla stazione di Bologna, ha partecipato all’udienza in videoconferenza
Per anni era stato uno degli elementi finiti sotto la lente degli investigatori: il brevetto da pilota, la presenza in Sicilia nei giorni delle stragi, i rapporti con uomini vicini ai vertici di Cosa nostra. Ora un nuovo accertamento sembra ridimensionare uno degli elementi che avevano alimentato i sospetti su Paolo Bellini. Non sarebbe stato lui a pilotare l’aereo che il 23 maggio 1992 sorvolò la zona di Capaci, mentre sull’autostrada A29 esplodeva l’ordigno destinato a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta.
Il dato emerge dalle nuove indagini disposte dal Gip di Caltanissetta Santi Bologna nell’ambito del procedimento sui possibili mandanti esterni delle stragi mafiose del 1992. Gli accertamenti hanno portato all’identificazione di Marco Noto, il pilota che quel giorno effettuò quattro voli, due durante la mattinata e altrettanti nel pomeriggio. Ascoltato dai magistrati nisseni, Noto ha spiegato di non aver visto o notato nulla di particolare durante i sorvoli. È un elemento che si inserisce nell’approfondimento sulla posizione di Bellini, esaminata questa mattina in udienza preliminare davanti al Gip. L’ex terrorista neofascista, condannato definitivamente all’ergastolo per la strage alla stazione di Bologna, ha partecipato all’udienza in videoconferenza, come aveva chiesto, scegliendo di non rilasciare dichiarazioni.
Il nome di Bellini era entrato nell’inchiesta anche per la sua esperienza nel volo. A questo si aggiungeva la sua presenza in Sicilia nel periodo delle stragi. Una circostanza che l’ex terrorista ha sempre spiegato sostenendo di essere arrivato nell’Isola per recuperare alcuni crediti. Particolare attenzione era stata inoltre dedicata ai suoi rapporti con Antonino Gioè, il boss di Altofonte legato ai Corleonesi e considerato tra gli uomini coinvolti nella preparazione e nell’esecuzione dell’attentato di Capaci. Acquisite anche le dichiarazioni del figlio di Bellini che ha raccontato che l’ex componente di Avanguardia nazionale era vicino ai servizi segreti. Ad opporsi all’archiviazione richiesta dalla procura è l’avvocato Fabio Repici.