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finanziamenti a rischio

La Regione porta i fondi europei fuori dai Palazzi

Il tour itinerante “Opportunità coesione” ha fatto tappa alla Camera di commercio di Messina

15 Settembre 2026, 20:17

20:20

La Regione porta i fondi europei fuori dai Palazzi

Eliminare le barriere burocratiche tra Regione, istituzioni e imprese del territorio ed evitare che milioni di euro restino intrappolati nei cassetti. È la missione con cui il tour itinerante “Opportunità Coesione”, promosso dalla Regione, ha fatto tappa alla Camera di commercio.

Niente circolari o webinar a distanza. Stavolta gli uffici di Palazzo d’Orléans hanno scelto di essere presenti in prima persona e incontrare a tu per tu il tessuto produttivo, gli ordini professionali e gli Enti locali di un territorio che spesso, tra normative e mancanza di informazioni, rischia di perdere il treno dei finanziamenti europei. Una necessità di non lasciarsi scappare le occasioni anche in vista dei bandi in rampa di lancio targati Fesr e Fsc 2021-2027. A disposizione 140 milioni di euro per spingere la crescita del tessuto produttivo e sostenere gli enti locali della Sicilia. «La scelta di uscire dalle sedi istituzionali è vincente - afferma Paola Sabella, segretaria generale della Camera di commercio - perché troppe imprese locali rinunciano a partecipare, bruciando risorse vitali. Avere i dirigenti regionali qui, pronti a sciogliere i nodi su tempi e procedure, è una svolta». «Puntiamo dritti sulla strategia di specializzazione intelligente - spiega Dario Cartabellotta, capo del Dipartimento Attività produttive - Dalla microelettronica alla farmaceutica, dall’economia del mare al settore ambientale, i prossimi avvisi premieranno l’innovazione e la ricerca collaborativa per generare Pil e occupazione vera». Dall’altro lato corrono Enti pubblici e terzo settore, chiamati a rimboccarsi le maniche su housing e impianti sportivi, assistiti anche dalla piattaforma nazionale AppCoe. Un tour “inedito”, come lo definisce Angela Antinoro del Dipartimento Programmazione, partito strategicamente dalle province più lontane da Palermo come Ragusa e Siracusa «per cucire lo strappo con il centro».