ipotesi unificazione
Peculato, il processo a Galvagno resta a Palermo. Lui: «Sono fiducioso»
Il 5 novembre si torna in aula e la difesa annuncia battaglia per le intercettazioni
Non ci sarà alcun trasloco. Il processo a carico del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno - accusato di corruzione e peculato - resta a Palermo. Il Tribunale ha, infatti, rigettato la richiesta formulata dalla difesa di trasferire il procedimento a Palermo. I giudici hanno evidenziato che la contestazione del reato è a discrezionalità della procura. Infatti gli episodi di Catania - relativi all’uso improprio dell’auto blu - non sono nemmeno oggetto del processo. «Rispetto questa decisione avendo la consapevolezza di essere totalmente estraneo ai fatti che mi vengono contestati, ed avrò modo di dimostrarlo proprio durante questo processo. Con i miei avvocati siamo fiduciosi che in qualsiasi Tribunale, a Catania, Palermo o a Pavia, il giudizio sarà giusto ed imparziale», ha commentato Galvagno, presente ieri in aula.
Il collegio di difesa del presidente dell’Ars, composto dal professore Vittorio Manes e dagli avvocati Ninni Reina e Antonia Lo Presti, ha annunciato battaglia sull’utilizzabilità delle intercettazioni. Argomento che sarà trattato nell’udienza del 5 novembre. Inoltre c’è l’ipotesi, sempre più concreta, che il filone dell’immediato (con Galvagno e l’autista Roberto Marino) sia riunito al troncone principale del processo sul presunto patto corruttivo, che vede imputate - fra gli altri - l’ex portavoce Sabrina De Capitani e l’imprenditrice Marcella Cannariato.