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La giovane lentinese

Margaret morta per una rinoplastica letale: rinviati a giudizio i chirurghi. I genitori: «Un passo verso la verità»

La Procura di Roma contesta l'intervento in uno studio non autorizzato e l'assenza di un defibrillatore funzionante che avrebbe potuto salvarla

18 Settembre 2026, 15:57

16:00

Margaret Agata Spada

Margaret Agata Spada

Rinviati a giudizio Marco e Marco Antonio Procopio, i due chirurghi estetici (padre e figlio) accusati di omicidio colposo per la morte di Margaret Spada avvenuta nel novembre del 2024 nel corso di un intervento di rinoplastica parziale nello studio medico dei due professionisti a Roma. Il gup ha ammesso come parte civile i genitori della 22enne, originaria di Lentini in Sicilia e il suo fidanzato che era presente con lei il giorno dell’intervento. Il processo è fissato al 9 marzo davanti alla nona sezione collegiale. «Abbiamo sete di verità e giustizia». È quanto hanno detto i genitori di Margaret Spada, la ragazza di 22 anni, originaria di Lentini in Sicilia, deceduta dopo un intervento di rinoplastica parziale in un centro medico di Roma, dopo la decisione che del gup che ha rinviato a giudizio due chirurghi estetici.

«Oggi abbiamo compiuto un primo passo verso la verità giudiziaria - ha commentato il loro legale Alessandro Vinci -. I dati raccolti dalla Procura e anche la lettura del capo di imputazione lasciano trasparire un dato allarmante: Margaret si poteva salvare, la morte poteva essere evitata. Nelle carte dei pm vengono evidenziati una serie di profili di responsabilità dei due imputati: in primo luogo l’aver programmato un intervento in uno studio medico che non era autorizzato. Non si tratta di una questione di mera natura amministrativa ma presuppone la presenza di personale medico e non medico adeguatamente preparato per affrontare una emergenza e la dotazione di attrezzature necessarie come nel caso che ha riguardato Margaret e cioè una paziente in arresto cardiaco. I consulenti del pm hanno chiarito che se fosse stato usato il defibrillatore, che non era funzionante, la possibilità di salvarla sarebbe stata non inferiore al 95%», conclude il penalista.