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la sentenza

Maxiprocesso Nebrodi 2, stangata sulla mafia dei fondi europei: 45 condanne e 325 anni di carcere

Il Tribunale di Patti ha inflitto un duro colpo al sistema fraudolento sui contributi agricoli comunitari scoperto dalla Dda di Messina

18 Settembre 2026, 19:27

19:30

Maxiprocesso Nebrodi 2, stangata sulla mafia dei fondi europei: 45 condanne e 325 anni di carcere

Quarantacinque condanne per complessivi 325 anni di reclusione: è il duro responso pronunciato dal Tribunale di Patti al termine del maxiprocesso “Nebrodi 2”, secondo troncone giudiziario sulla sistematica sottrazione dei fondi europei destinati all’agricoltura da parte della criminalità organizzata.

La decisione è arrivata dopo sette ore di camera di consiglio del collegio penale presieduto dalla giudice Monica Marino, con i giudici Eugenio Aliquò e Gianluca Corona a latere. Gli imputati rispondevano, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti.

La sentenza segna una tappa cruciale nel percorso investigativo della Direzione distrettuale antimafia di Messina. L’inchiesta madre, scattata con il blitz del gennaio 2020 (“Nebrodi 1”), si era già chiusa in via definitiva in Cassazione con 50 condanne.

A distanza di quattro anni, agli inizi del 2024, gli inquirenti hanno dato corso a un nuovo intervento contro ulteriori ramificazioni del circuito criminale. In aula è stato ricostruito con precisione il meccanismo fraudolento: i clan intercettavano ingenti contributi comunitari attestando la disponibilità, fittizia o illecita, di vaste superfici agricole. Un sistema capace non solo di drenare risorse pubbliche, ma anche di schiacciare il tessuto produttivo locale, imponendo a agricoltori e allevatori la resa attraverso minacce, intimidazioni e ritorsioni verso chi provava a opporsi.

Giuseppe Antoci, europarlamentare del Movimento 5 Stelle ed ex presidente del Parco dei Nebrodi, ha definito la decisione un segnale essenziale per la comunità: «È una risposta che arriva dritto al cuore di tutti quegli agricoltori e allevatori onesti che per anni hanno subito umiliazioni, minacce e la perdita economica di fondi destinati a loro», ha dichiarato, esprimendo profonda gratitudine alla DDA di Messina, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza e alla Polizia di Stato.

Antoci, sopravvissuto in passato a un grave attentato per la sua azione contro le frodi e per la promozione del protocollo di legalità poi elevato a legge nazionale, ha ricordato i costi personali di quella battaglia: «Ci hanno costretto a vivere blindati, con la casa presidiata dall’Esercito. Sono stati anni di paure e preoccupazioni, ma abbiamo resistito a schiena dritta. Oggi ha vinto la dignità e, per primo, ha vinto lo Stato: lo Stato vince sempre».