La proposta
Corso dei Martiri, la città che vuole il parco: «Il Comune prenda le aree e faccia come La Lanterna a Genova»
Una nota di varie associazioni catanesi, capitanate da Cittàinsieme, critica con ironia le proposte progettuali del nuovo "masterplan": «La lirica e la poesia hanno finalmente fatto ingresso» a San Berillo
Il nuovo masterplan del Corso dei Martiri, presentato nei giorni scorsi in Consiglio comunale, continua ad animare il dibattito in città. Anche con ironia: «Dopo 75 anni dal piano e 69 dallo sventramento, la lirica e la poesia hanno finalmente fatto ingresso a Corso dei Martiri. Per celebrare al meglio l’occasione il sipario è stato allestito in Consiglio Comunale, per una seduta straordinaria alla presenza del Sindaco e dell’architetto a capo del raggruppamento di progettazione per il completamento del Piano di Risanamento del Rione San Berillo proposto dalla nuova proprietà dell’Istica». A scriverlo sono una lunga serie di associazioni catanesi (CittàInsieme – Antimafia e Legalità – Catania Risorge – Fridays For Future Catania – Italia Nostra sezione di Catania e provincia – Legambiente Catania – Lipu sez. di Catania – Memoria e Futuro – Trame di Quartiere), che non mancano di criticare le proposte ascoltate a Palazzo degli Elefanti.
«L’architetto che viene "dalla città di Michelangelo" e che quindi ama "il non finito" che è "poetico" riconosce che nel nostro caso siamo davanti ad una "città con muri che recintano vuoti". Il "grido di dolore e insieme di speranza" proveniente da quelle fosse lo ha ispirato nella sua opera per Catania introducendo "un elemento di qualità urbana in un luogo di disagio"», scrivono, citando quanto letto su "La Sicilia" lo scorso 9 settembre. «Perché, signori miei, ci sono solo "due possibilità: o il disagio aggredisce la qualità o il contrario. Il fatto che ci siano delle funzioni inclusive farà sì che la qualità urbana “aggredisca” il quartiere". Qualunque cosa significhi».
La lettera continua citando l'architetto Marco Casamonti, autore del terzo "masterplan" per l'area di San Berillo ormai "vuoto urbano" da 70 anni. «Poi i colori. Niente più bianco della pietra calcarea e men che meno, per carità, il nero della nostra pietra lavica: «sui colori abbiamo lavorato tanto. Catania è una città in bianco e nero, io ho escluso i colori scuri perché in questo momento c’è un’esigenza ambientale … c’è il problema delle isole di calore che dobbiamo combattere». Pertanto impugniamo i pennarelli color "ocra, bruno e marrone perché siamo preoccupati per gli spazi a terra e le proiezioni di calore". È risaputo, infatti, che il problema delle alte temperature a Catania si combatte colorando diversamente il cemento e non cercando di ridurlo, dato che disponiamo di un verde accessibile pro capite miseramente sotto la soglia minima di legge».
«Si poteva osare un’architettura intraprendente ed edifici più alti»
«Il concorso internazionale di progettazione è un’occasione persa»
Poi è il turno delle «note economiche. L’intervista condotta dall’ottima Luisa Santangelo su La Sicilia del 10 settembre rivela che l’imprenditore palermitano promotore dell’operazione ha le idee chiarissime e questo ci rassicura non poco: "La struttura dell’operazione potrebbe prevedere la creazione di un apposito Fondo immobiliare italiano … Abbiamo varie interlocuzioni in corso … Tutto a suo tempo … Come per ogni attività si cerca di scegliere il miglior gestore possibile … Non si può escludere il coinvolgimento di altri primari attori provinciali, regionali o nazionali" (gli consigliamo di valutare anche quelli europei, internazionali e, perché no, pure qualche extraterrestre) … "per la realizzazione ovviamente terremo in dovuta considerazione i prezzi proposti" (menomale!) … "Tutti noi contiamo che vengano rispettate le scadenze contrattuali, ma i tempi dipendono da tanti fattori, non solo da noi" (e da chi?). A noi sembra - proseguono le associazioni - che proprio avere coniugato al futuro e al condizionale i verbi di un progetto pubblicamente esposto in Consiglio Comunale sia stato il miglior contributo a quella "sfiducia dei cittadini, dopo oltre 70 anni di attesa, su un’opera incompiuta che appare ormai un miraggio" che si intendeva invece lenire».
Infine una "esortazione" anche al sindaco. «Già nel comunicato stampa di lancio della seduta straordinaria del Consiglio Comunale - scrivono ancora le associazioni - esprimeva cautela nei riguardi di questa nuova, ennesima, proposta progettuale: «Vi sono ancora numerosi passaggi … Con concretezza e senza arditi entusiasmi … nella convinta speranza si giunga presto a una rinascita…". Vogliamo condividere con lui la nostra speranza per la rinascita di quel quartiere, e cioè che l'Amministrazione comunale smetta di aspettare e faccia cadere la "Convenzione", piena di obblighi che le precedenti proprietà non hanno adempiuto e che il subentro non cancella. Libere da quel vincolo, le aree tornerebbero prive di disciplina urbanistica e varrebbero una frazione dei duecentocinquanta milioni che due anni fa il Sindaco chiese pubblicamente al governo regionale per «intervenire nella più grande “ferita” aperta in città» (La Sicilia, 31 gennaio 2024). "Perché non espropriamo?", domandava allora. Appunto. Divenendo l’unico proprietario delle aree di Corso dei Martiri, il Comune di Catania potrebbe cambiarne la destinazione e farci, ad esempio, un grande parco urbano di oltre 6 ettari, come il Parco della Lanterna di Genova, il Parque Central da Asprela a Porto o quasi come il Bam di Milano. Chissà che così non possa calare il sipario sul più grande scempio urbanistico e sociale perpetrato nella nostra città e che l’attesa disillusa si trasformi in un sogno ad occhi aperti».

