Fondazione
Granata: restituire all'Inda la vocazione classica e riformare lo statuto
L'ex assessore regionale: difendere il ruolo del soprintendente e riportare le Feste Classiche di Siracusa all’impronta internazionale, bandendo concerti e musical dal Teatro antico
Fabio Granata ha sempre avuto l’Inda al centro del suo impegno istituzionale, realizzando da assessore regionale il restauro di Palazzo Greco, decidendo con proprio decreto l’annualità delle Rappresentazioni classiche che da sempre si svolgevano ogni due anni e proponendo con Antonio Calbi e Peter Stein la candidatura delle “Feste Classiche di Siracusa” a Patrimonio mondiale immateriale Unesco. Negli anni scorsi si era offerto di guidare senza alcuna indennità l’istituzione che conosce e per cui ha combattuto come pochi altri.
Sollecitato da La Sicilia a intervenire sulle tensioni esplose dopo le dimissioni dell’ex sovrintendente Pitteri, Granata scioglie il silenzio «solo per il profondo amore che nutro verso ciò che Inda rappresenta ma senza alcuna intenzione polemica».
Le dimissioni di Pitteri hanno riacceso interrogativi sulla gestione di una delle istituzioni culturali più importanti della città.
«Da assessore regionale ai Beni culturali ho avuto sempre grandissima attenzione per l’Istituto, anche in una fase delicatissima della sua esistenza. Sono per questo orgoglioso di aver deciso nel 2000 sulla annualità delle Rappresentazioni classiche e di aver restituito Palazzo Greco e il suo prezioso contenuto, a iniziare dall’archivio, alla Città. Potrei soffermarmi a raccontare che “disastro” trovammo nel 2000 e quanti sforzi per recuperare il recuperabile. Rigenerammo l’Inda tornando alle grandi regie con Walter Le Moli, Peter Stein, Luca Ronconi, Barberio Corsetti e ne rilanciammo immagine e progetto che erano stati infangati da brutte vicende, anche legate a dinamiche “torbide” su alcuni servizi. Strategica fu la collaborazione con il Festival di Ortigia con il quale, grazie alle intuizioni comuni con il mio grande amico Ivan Lo Bello, riuscimmo a portare i grandi del teatro mondiale a Siracusa: dal citato Stein a Bob Wilson, da Pina Bausch a un emergente Roberto Andò. Di tutto ciò che avvenne in quegli anni formidabili ho l’impressione ci sia stata una “rimozione” o semplicemente una totale ignoranza anche da parte dei vertici più recenti dell’Inda e dei vari Cda che si sono susseguiti. Anche per questo intervengo con una certa ritrosia e con molto disincanto sul tema».
L’Inda, custode di una tradizione che appartiene alla città e al mondo della cultura, si trova davanti a una fase delicata: ricomporre le fratture e restituire stabilità a un’istituzione che non può permettersi di perdere di vista la sua missione. Sotto accusa è lo Statuto.
«Bisogna modificarlo per definire ancor più nettamente i confini delle competenze tra soprintendente e consigliere delegato. Mi fa sorridere la proposta semplicistica e superficiale di abolire il soprintendente: non esiste Istituzione teatrale che non abbia un soprintendente a “segnarne” il progetto culturale e a governarne la scelta di registi e attori. Il consigliere delegato deve esclusivamente avere un funzione di controllo sui conti e sui rapporti esterni dell’Inda con sponsor e istituzioni per conto del ministero ma non può certo dettarne le linee culturali che è funzione tipica del soprintendente in qualsiasi istituzione teatrale. E se il problema è quello della sua retribuzione, può essere sempre decurtata attraverso una decisione del Cda da sottoporre al ministero, anche se si rischierebbe così di allontanare le grandi figure del Teatro italiano, europeo e mondiale. Solo io, avrei rinunciato per intero alla indennità, ma quella è un altra storia…».
Spesso la scelta dei registi non è stata condivisa, mentre viene apertamente contestato l’utilizzo del teatro antico per i concerti.
«Si torni a dare respiro internazionale alle Feste Classiche, con registi adeguati (ottima negli ultimi anni le regie di Carsen) e interpreti all’altezza. Si torni alla formula classica dei tre titoli, due tragedie e una commedia rappresentate di seguito per consentire con tre pernottamenti e un solo viaggio di assistere agli spettacoli. E si dia al soprintendente, coadiuvato dal Cda, il compito di filtrare e decidere anche le proposte della Regione sullo spazio teatrale allestito da Inda, proposte che devono tornare ad essere pochissime ma all’altezza di una proposta culturale internazionale: i concerti e i musical si facciano altrove. Anche perché l’unico grande danno, non irrilevante, avuto in questi ultimi anni dal Teatro per via degli spettacoli successivi alla Stagione, non sono certo materiali ma immateriali per il vulnus arrecato a uno status di “luogo dell’anima”, cuore del Teatro Classico mondiale. Servirebbe anche un rapporto diverso e più organico con il Parco archeologico e con il Teatro comunale che negli anni a venire darei in gestione direttamente all’Accademia per farne un laboratorio di Teatro di qualità che valorizzi talenti e offra una programmazione teatrale continua degna di una grande capitale del Teatro quale Siracusa può aspirare a ridiventare».