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Palermo

La "battaglia" delle prime comunioni, Lagalla media ma Lorefice resiste

Il sindaco scrive all’arcivescovo, Confimprese rinvia il sit-in in Curia per chiedere l’abolizione del catechismo prolungato. Il presule: «La fede non riguarda consuetudini commerciali»

22 Settembre 2026, 07:00

La "battaglia" delle prime comunioni, Lagalla media  ma Lorefice resiste

Il sindaco tenta l’apertura ma l’Arcidiocesi chiude la porta: nessuna deroga al «nuovo percorso di iniziazione cristiana». Comunioni e cresime, cioè. La richiesta è stata ribadita dal Comitato Fede Economia e Comunità, ente nato lo scorso giugno per iniziativa di Confimprese Palermo, che aveva chiesto «corsi intensivi di catechismo» per riportare la divisione tra i momenti formativi per i due sacramenti. La Curia insiste per i percorsi unificati e più lunghi.

La replica ufficiale dell’Arcidiocesi, che conferma le riforme avviate nei mesi scorsi, arriva a ridosso dalla lettera che il sindaco Roberto Lagalla ha indirizzato all’arcivescovo Corrado Lorefice, e coincide con la decisione di Confimprese di sospendere il sit-in annunciato per oggi davanti al Palazzo Arcivescovile. Nella nota, la Curia ricorda che il progetto catechistico diocesano, avviato nel 2024 dopo anni di confronto, «ha a cuore unicamente il bene delle famiglie» e si inserisce nel cammino sinodale della Chiesa italiana: nulla a che vedere quindi, precisa ancora la nota, con «consuetudini di natura squisitamente commerciale». L'Arcidiocesi dice di comprendere «le fragilità e le sofferenze del tessuto produttivo locale, fatto di piccoli imprenditori, lavoratori e padri di famiglia» ma rimarca il fatto che la proposta dell’associazione di comprimere il percorso in corsi intensivi è «indifferente e addirittura contraddittoria» rispetto alla riforma, perché priverebbe i bambini «del tempo necessario per fare un'autentica esperienza di maturazione individuale e comunitaria».

Il sindaco, dopo aver ricevuto lo scorso luglio una delegazione di operatori guidata da Confimprese e pur premettendo di non voler «interferire in alcun modo con le autonome e motivate decisioni della Chiesa palermitana», ha segnalato all’arcivescovo le «difficoltà economiche ed occupazionali insorte a seguito della modificata cadenza temporale delle prime comunioni». Con l’auspicio che la diocesi saprà «trovare la via più appropriata - continua Lagalla - che contribuisca a mitigare la loro giustificata ansia senza snaturare l’impianto e la comprensibile ispirazione delle intervenute e più recenti disposizioni».

«La sospensione vuole essere un atto di rispetto nei confronti dell'intervento istituzionale del sindaco - spiega poi il presidente di Confimprese Palermo, Giovanni Felice - e un modo per lasciare lo spazio necessario perché possa avviarsi un dialogo con la Curia. La questione, tuttavia, non è chiusa». L’associazione mantiene ferma la richiesta di una risposta e, se il confronto non dovesse aprirsi, promette di riprendere le proprie iniziative e mantenere aperto il tema della ripresa delle prime comunioni nel 2027. La questione era nata dalla denuncia di attività legate proprio ai festeggiamenti soliti per le prime comunioni: fotografi, negozi di bomboniere, acconciatori ma anche ambulanti, artigiani e ristoratori, che secondo Confimprese registravano perdite di più del 70 per cento del fatturato a causa del catechismo riformato.