il caso
Nuove dichiarazioni rese da Giuseppe Graviano ai pm di Firenze, risalenti allo scorso luglio e dunque antecedenti alla lettera inviata dallo stesso capo di Cosa Nostra ai giudici di Caltanissetta sulle stragi del 1992 e sui suoi rapporti con Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, sarebbero al centro di nuovi verbali.
La circostanza è emersa in aula nel processo a carico di Baiardo, il gelataio di Omegna imputato di calunnia ai danni di Massimo Giletti, dove Graviano avrebbe dovuto deporre come testimone. Al momento dell’esame, però, si è scoperto che nel fascicolo mancavano le più recenti affermazioni rese ai magistrati fiorentini; per questo l’udienza è stata aggiornata al 2 ottobre, non essendone in possesso la difesa. Graviano, collegato in videoconferenza e pronto a rispondere, non ha quindi parlato. Il difensore di Baiardo, Roberto Ventrella, ha domandato se l’accusa intendesse interrogarlo anche sui nuovi verbali; da qui la decisione di rinviare.
“Queste affermazioni non ci sono note – ha detto il difensore – Tra i testi sentiti, Graviano è l’unico che conosce Baiardo ed è necessario per noi sapere cosa vi ha dichiarato”. La presidente, Anna Favi, ha disposto l’acquisizione al fascicolo del verbale con le dichiarazioni. “La mancata conoscenza rende impossibile un adeguato controesame del dichiarante da parte della difesa – è stato verbalizzato – Il pm attesta che per mero disguido nella formazione del fascicolo dell’accusa per l’udienza preliminare, non erano inserite dichiarazioni di Giuseppe Graviano”.
Sulla vicenda finanziaria è intervenuto anche l’avvocato Giorgio Perroni, legale della famiglia Berlusconi: “È un’evidente forzatura pretendere di giudicare operazioni compiute alla fine degli anni Settanta basandosi sulle norme di tracciabilità introdotte molti anni dopo. Quelle movimentazioni finanziarie – ha aggiunto – furono effettuate nel pieno rispetto delle regole e delle prassi allora vigenti. Mettere in discussione questo assunto significa voler deformare la realtà”.
L’indagine nel processo a Baiardo – originata da una fotografia mostrata al conduttore tv Massimo Giletti, una Polaroid mai rinvenuta che ritrarrebbe il Cav insieme a Giuseppe Graviano e al generale dei carabinieri Francesco Delfino – ha portato gli inquirenti a sentire numerosi testimoni, anche ex capi mafia, su eventuali rapporti tra Cosa Nostra, Berlusconi e i suoi collaboratori. Un filo che riporta alla stagione delle stragi e alla latitanza dei fratelli Graviano nel Nord Italia dopo Capaci e via D’Amelio. Saltata la testimonianza di Graviano, l’elemento di maggior rilievo per l’accusa è arrivato dai due revisori contabili nominati dalla procura, Giovanni Mottura e Igor Catania.
I consulenti hanno ripercorso i flussi finanziari di Fininvest fin dagli anni Settanta e, dal libro giornale del gruppo, hanno spiegato che i movimenti si ricostruiscono con chiarezza, ma restano senza spiegazione gli ingenti innesti di denaro a sostegno dell’aumento di capitale tra il 1977 e il 1978: da 2,5 a 18 miliardi di lire, pari a circa 68-70 milioni di euro attuali.
Nell’operazione, quasi 13,4 miliardi di lire furono registrati come cassa, “in contanti”. “Ci è difficile attribuire la provenienza dei capitali a monte”, provenienza esterna al gruppo, hanno affermato, aggiungendo che “gli innesti furono preludio di un’operazione complessa per l’aumento di capitale della società Fininvest Roma, tramite 19 fiduciarie” in capo a Silvio Berlusconi. In aula ha deposto anche Tullio Cannella, collaboratore di giustizia ed ex uomo d’affari dei clan tra gli anni Ottanta e Novanta.
Il pentito ha ricordato che un parente di Stefano Bontade gli chiese, quando erano entrambi in carcere, di esaminare una contabilità relativa a 20 miliardi di lire di investimenti al Nord, vicenda della quale poi “non seppe più nulla”. Cannella ha ripercorso inoltre la genesi del movimento Sicilia Libera a Palermo: “Nacque da colloqui con Leoluca Bagarella”, cognato di Salvatore Riina, “perché aveva perso fiducia nei politici siciliani”.
Tuttavia, “già a dicembre 1993 era venuto meno l’interesse perché Bagarella mi disse che stava per arrivare una nuova forza politica”. E “nel 1994 per le Politiche tutto l’interesse di Bagarella fu per Forza Italia”. Cannella ha infine negato conoscenze dirette su rapporti dei Graviano con Dell’Utri, riportando però quanto gli disse in dialetto un altro boss, Cesare Lupo: “I Graviano e Dell’Utri a Milano sono casa e bottega”.
Copyright © 2025 • La Sicilia Investimenti S.p.A. • P.I. 03133580872 • All rights reserved• Powered by GMDE srl