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l'indagine

Delitto Melissa Echevarria, il giallo del cortile di via La Farina e la confessione: svolta nell'inchiesta di Messina

Un cittadino tunisino ammette l'aggressione davanti al pm mentre la Procura dispone la riesumazione della salma per le verifiche medico-legali

22 Settembre 2026, 15:42

15:50

Delitto Melissa Echevarria, il giallo del cortile di via La Farina e la confessione: svolta nell'inchiesta di Messina

Per settimane, quello spiazzo celato dietro una palazzina dismessa tra via La Farina e via Reggio Calabria, nel rione Provinciale, ha custodito il segreto sulla morte di Melissa Echevarria. Il corpo della quarantenne, di origini argentine, era stato rinvenuto alla vigilia di Ferragosto, il 14 agosto 2026, adagiato supino e in avanzato stato di decomposizione, aggravato dalle alte temperature estive. A far scattare l’allarme era stato il persistente odore avvertito dai residenti nella zona retrostante l’edificio, raggiungibile soltanto attraverso un varco nella muratura, poiché il cancello principale era chiuso con un catenaccio.

I primi rilievi della Polizia di Stato e della Scientifica avevano restituito una scena complessa, priva di segni evidenti di aggressione o di lesioni da arma da fuoco o da taglio. Il successivo esame autoptico aveva individuato nell’arresto cardiaco il meccanismo terminale del decesso, senza però chiarirne l’innesco. A fare chiarezza sulle ultime ore di vita della donna è stato l’approfondimento investigativo della Squadra mobile di Messina, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica. Gli inquirenti non si sono fermati alla prima lettura medico-legale e hanno analizzato le immagini delle telecamere presenti in zona, incrociandole con testimonianze di residenti e conoscenti della vittima.

Dai filmati è stato possibile ricostruire gli spostamenti di Melissa, individuare alcuni incontri e risalire all’identità dell’ultima persona che l’aveva vista in vita: un cittadino tunisino di 44 anni, già detenuto per un diverso procedimento relativo a maltrattamenti nei confronti dell’ex convivente e alla violazione di un divieto di avvicinamento. L’uomo, interrogato dal pubblico ministero, ha reso una confessione, dichiarando di aver provocato la morte di Melissa al culmine di una lite e di averne abbandonato il corpo nello spiazzo dietro la palazzina. Avrebbe riferito di averla strangolata, circostanza che spiegherebbe la difficoltà iniziale nell’individuare lesioni traumatiche su un cadavere ormai compromesso dalla decomposizione. Su richiesta dell’ufficio requirente, il giudice ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di omicidio. Gli investigatori, tuttavia, richiamano alla necessità di verificare la confessione con riscontri oggettivi, ricordando che la responsabilità penale potrà essere accertata soltanto in sede processuale.

Per ottenere conferme anatomopatologiche al racconto dell’indagato, la Procura ha disposto una nuova consulenza medico-legale. Il 10 settembre 2026 è stata eseguita la riesumazione della salma dal cimitero di Canneto, nell’isola di Lipari, dove la donna era stata tumulata. Gli specialisti dovranno effettuare accertamenti mirati sul collo, alla ricerca di tracce o lesioni ossee compatibili con uno strangolamento, e definire la causa effettiva dell’arresto cardiaco. Gli esiti del nuovo esame dovranno integrarsi con le registrazioni delle telecamere, con le deposizioni raccolte e con la ricostruzione dei movimenti della vittima. Al di là della cronaca giudiziaria, emerge il profilo personale di Melissa. Nata in Argentina e cresciuta nelle Isole Eolie, da alcuni anni risiedeva a Messina.

Madre di due figli, viene ricordata da chi la conosceva come creativa, amante della natura e degli animali, capace di realizzare piccoli manufatti con la sabbia. Negli ultimi tempi aveva vissuto una fase di forte fragilità ed emarginazione, lavorando come venditrice ambulante nel quartiere Provinciale. Nonostante le difficoltà e alcuni periodi di irreperibilità, amici e familiari non avevano smesso di cercarla e di mantenere i contatti. Nel luogo da lei frequentato abitualmente è stato allestito un piccolo memoriale con fiori e oggetti in sua memoria. L’inchiesta dovrà ora chiarire i passaggi rimasti in ombra: il contesto dell’incontro, il movente della lite, l’orario esatto del decesso e l’eventuale coinvolgimento o la consapevolezza di terzi. Il procedimento proseguirà nel rispetto del contraddittorio e della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.