Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
24 settembre 2026 - Aggiornato alle 19:50
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×
☰

immigrazione

«Siamo solo pescatori»: la bugia del comandante e la stiva vuota che incastra i trafficanti tunisini fermati a Lampedusa

I fotogrammi delle telecamere svelano il blitz notturno sulla banchina commerciale dopo il primo controllo della Polizia: in manette padre e figlio

24 Settembre 2026, 18:13

18:20

«Siamo solo pescatori»: la bugia del comandante e la stiva vuota che incastra i trafficanti tunisini fermati a Lampedusa

Una presunta attività di pesca d’altura celava, in realtà, un redditizio traffico di migranti dalla Tunisia verso l’Italia. Con l’accusa di concorso nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, plurima e aggravata dal fine di profitto, il GIP del Tribunale di Agrigento, Alberto Lippini, ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per Taoufik  Novira Ben Amor, 64 anni, comandante dell’imbarcazione, e per il figlio Fakhreddine Noura, 28 anni, conosciuto anche come “Fakri” o “Franco”, entrambi tunisini.

La chiamata di soccorso è partita nella tarda mattinata del 16 settembre 2026: la Sala Operativa di Lampedusa ha ricevuto al 112 un allarme da un migrante a bordo di un peschereccio. Alle 15:55, grazie alla posizione inviata via Google Maps da uno dei passeggeri, la Capitaneria di porto ha localizzato il natante a circa 10,4 miglia nautiche a sud-est dell’isola, già in acque territoriali italiane. All’arrivo della motovedetta CP319 della Guardia Costiera, la reazione sul motopesca in legno “Khalil Allah”  di 23 metri, iscritto al compartimento marittimo di Monastir, è stata immediata: cinque dei dieci passeggeri si sono gettati in mare per essere tratti in salvo.

Il comandante Novira Taoufik ha provato a ostacolare il recupero, sostenendo che i cinque fossero suoi dipendenti “in nero” impiegati nella pesca e chiedendone la restituzione. Un espediente smentito dagli stessi migranti, che hanno ribadito la volontà di raggiungere il territorio italiano per mettersi al sicuro.

Le dichiarazioni raccolte dagli investigatori delineano un meccanismo collaudato. Ogni passeggero avrebbe versato a Fakhreddine una somma compresa tra 7.000 e 10.000 dinari tunisini (tra i 2500 e i 3000 euro), in contanti o trattenuta dallo stipendio di pesca, per una traversata iniziata nella notte tra il 15 e il 16 settembre dal porto di Teboulba. Per molti non era il primo tentativo: diversi hanno riferito di essere stati più volte ingannati e trattenuti a bordo dallo stesso equipaggio, costretti a lavorare e a svolgere mansioni di pesca senza essere mai sbarcati. Inoltre, durante la sosta davanti alle coste italiane, i due indagati avrebbero minacciato di morte i viaggiatori, intimando loro di non parlare con le forze dell’ordine.

Condotto in un primo momento in porto a Lampedusa per i controlli e autorizzato a ripartire verso il largo alle 20:48, il peschereccio ha sfruttato il buio e la momentanea assenza di pattuglie per effettuare una manovra inattesa: invertita la rotta, si è riaccostato alla banchina commerciale, sbarcando quattro migranti con gli abiti ancora asciutti, per poi allontanarsi nuovamente. L’azione è stata però ripresa dai sistemi di videosorveglianza dello scalo. Intercettata in mare da una vedetta della Guardia di Finanza, l’unità è stata definitivamente scortata in porto nella notte del 17 settembre.

Nel frattempo, tutti e dieci i cittadini tunisini sono stati rintracciati dalla Polizia in diverse zone dell’isola (Guitgia, Porto Vecchio e Cala Francese) e hanno riconosciuto senza esitazioni i due sospettati attraverso gli album fotografici. Davanti al GIP, gli indagati hanno sostenuto di trovarsi a Lampedusa esclusivamente per attività di pesca. Una versione definita “surreale” dal giudice nell’ordinanza, sia perché a bordo non è stato rinvenuto alcun pescato, sia perché appare illogico spingersi dalle coste tunisine fino alle acque antistanti Lampedusa per poi riportare il presunto pescato in patria. Il Gip ha convalidato il fermo e ordinato la custodia cautelare in carcere per entrambi.