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lo sfogo

«Ridatemi i miei figli»: la rabbia del padre delle sorelline di San Cataldo

Alessandro Costanza rompe il silenzio dopo l’allontanamento dei sei figli: «Li hanno strappati alla loro casa e ai loro affetti»

25 Settembre 2026, 15:54

16:00

Le sorelline scomparse e ritrovate in un negozio a San Cataldo: la notte misteriosa che resta da chiarire

«È orrendo quello che sto subendo, un’ingiustizia impressionante. Devono ridarmi i miei figli. Li amo da morire». Alessandro Costanza parla con la voce di un padre che dice di sentirsi privato della propria famiglia. Dopo la vicenda che ha coinvolto le due sorelline di San Cataldo, scomparse venerdì sera e ritrovate il pomeriggio successivo all’interno di un negozio di articoli cinesi di corso Vittorio Emanuele, a poca distanza da casa, per lui è iniziata una battaglia ancora più dolorosa: quella per riavere con sé tutti e sei i figli. Tre maschi e tre femmine, tra i 5 e i 13 anni, sono stati trasferiti in una comunità di Serradifalco. Sul caso dovrà pronunciarsi il Tribunale per i minorenni di Caltanissetta, mentre la Procura di Caltanissetta ha chiarito che la scomparsa delle due bambine sarebbe stata legata a una challenge, circostanza che potrebbe portare verso l’archiviazione dell’indagine penale.

Ma per Costanza il punto è un altro. «Su di me è stato buttato tanto fango, ma io li adoro. Li amo con tutto me stesso e li rivoglio a casa», racconta. Il padre respinge qualsiasi ricostruzione che possa mettere in discussione le sue capacità genitoriali e rivendica il percorso compiuto negli ultimi anni. «Li ho cresciuti in maniera sana e pulita e mi sono sempre comportato bene». Costanza ricorda anche di avere recentemente ottenuto l’affidamento esclusivo dei figli dopo la separazione dalla moglie, con il coinvolgimento dei servizi sociali. «Gli stessi servizi sociali che ora hanno deciso per l’allontanamento», sottolinea, evidenziando quella che considera una contraddizione difficile da comprendere.

«Ho dimostrato che anche da solo, e con l’aiuto delle baby-sitter, riesco a crescerli e a prendermi cura di loro». È una delle domande che ora il padre pone al centro della sua battaglia: come si sia passati da un affidamento esclusivo alla decisione di collocare tutti i bambini fuori dalla loro casa.

E mentre la vicenda giudiziaria procede, Costanza racconta anche il peso dell’attesa. I figli non li avrebbe ancora potuti incontrare. «Li incontrerò oggi pomeriggio, ma solo per un’ora. Li hanno strappati a me, ai loro affetti, alla loro casa, ai loro amici. Quello che sta succedendo è uno scempio». Costanza non vuole rinunciare alla propria battaglia. «Mi atterrò alle leggi, ma non è giusto quello che sta succedendo».

Resta poi il nodo della notte in cui le due bambine si sono allontanate. Costanza spiega perché non si sarebbe rivolto immediatamente ai carabinieri per denunciare la scomparsa. «Ero terrorizzato quella sera. Non volevo creare allarmismo. Le ho cercate per tutta la notte. Dovrebbero comprendere il mio stato d’animo», dice.

Il padre delle sorelline respinge anche qualsiasi accusa legata alla gestione dei figli e al loro rapporto con internet. Soltanto i tre più grandi, spiega, avrebbero un cellulare. «Sapevo quali video guardavano, sono video che guardano tutti gli adolescenti. Non ho nulla da nascondere». Ora la partita si sposta sul piano giudiziario e dei servizi per i minori. Da una parte le valutazioni che hanno portato all’allontanamento dei sei bambini; dall’altra un padre che chiede di poter tornare a esercitare pienamente il proprio ruolo e che contesta con forza la decisione. «Continuerò nella mia battaglia affinché i miei figli possano ritornare al più presto da me», conclude Costanza.

La vicenda, dunque, è tutt’altro che chiusa. L’indagine penale sulla scomparsa delle due bambine potrebbe avviarsi verso l’archiviazione, ma resta aperto il procedimento davanti al Tribunale per i minorenni. Ed è proprio lì che dovrà essere valutata, alla luce degli elementi raccolti, la situazione dei sei fratelli e il loro futuro.