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INFRASTRUTTURE

Autostrade siciliane, il 5 ottobre le verifiche del ministero: quali sono gli interventi che il Cas deve avviare entro il 3

Dalle barriere alle gallerie: quanto costano le misure urgenti e perché i fondi annunciati non bastano a certificare l’avvio dei lavori

25 Settembre 2026, 16:17

16:20

Sicurezza in autostrada, quali sono gli interventi richiesti dal Ministero

Un limite di velocità più basso non basta se un guardrail non può trattenere un mezzo pesante. È il nodo tecnico che rende urgente l’intervento sulle autostrade A18 e A20: il ministero chiede misure immediate per ridurre i rischi, mentre il risanamento definitivo richiederà anni. Tra le due fasi c’è una scadenza ravvicinata e una domanda concreta: quali lavori possono partire davvero?

La scadenza: avviare le misure, non completare il risanamento

La richiesta del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti riguarda due livelli di intervento che non vanno confusi. Il primo è immediato: ridurre i rischi per chi percorre la A18 Messina-Catania e la A20 Messina-Palermo. Il secondo è strutturale: adeguare nel tempo le infrastrutture. Nella comunicazione ministeriale, il termine per avviare gli interventi urgenti è il 3 ottobre 2026. Non è indicato come data entro cui concludere tutti i lavori. Il Mit stima invece in circa 5,5 miliardi di euro, da finanziare nell’arco di dieci anni, il fabbisogno per l’adeguamento complessivo.

Il 5 ottobre è stato indicato come momento di verifica dell’avanzamento degli interventi. Per comprendere la sequenza tecnica, però, il riferimento decisivo resta il termine del 3 ottobre per il loro avvio, riportato nella comunicazione ministeriale. I due passaggi non equivalgono a un ordine di completare in pochi giorni il risanamento delle autostrade. Il Mit ha avvertito che, se le misure non saranno attuate nei tempi previsti, occorrerà valutare se sussistano ancora condizioni adeguate per l’uso delle infrastrutture, fino alla possibilità di una totale interdizione al traffico. È una valutazione prospettata, non una chiusura già disposta.

Barriere: perché abbassare la velocità non basta

Il capitolo più esteso delle prescrizioni riguarda le barriere di sicurezza: quelle che separano le carreggiate, proteggono il bordo laterale e si trovano sui ponti. Secondo la relazione dell’ingegnere del ministero Placido Migliorino, parte delle barriere di primo impianto non offre le prestazioni necessarie. Il Consorzio per le autostrade siciliane (Cas) aveva proposto, tra le misure temporanee, una riduzione del limite da 130 a 90 chilometri orari e l’installazione di bande rumorose. L’analisi ministeriale segnala tuttavia che, in caso di uscita di strada di un mezzo pesante, il solo limite di 90 chilometri orari non risolverebbe il problema della capacità di contenimento delle vecchie barriere.

La relazione indica quindi ulteriori misure di mitigazione: 60 chilometri orari per i veicoli oltre 7,5 tonnellate, 90 per quelli più leggeri, almeno 200 metri di distanza tra i mezzi pesanti e il divieto di sorpasso per questi ultimi. Sono indicazioni riferite alla fase transitoria: non trasformano le barriere esistenti in sistemi moderni e non sostituiscono la loro riqualificazione. Per le rampe di svincolo, la relazione ministeriale richiama la necessità di manutenzione costante nell’attesa di sostituire i dispositivi di ritenuta. Prima di mettersi in viaggio, gli automobilisti dovranno comunque fare riferimento alla segnaletica effettivamente presente e alle ordinanze applicabili ai singoli tratti, non considerare le proposte tecniche come limiti già introdotti ovunque.

Anche i costi aiutano a capire la portata del problema. Per le misure relative alle barriere, Migliorino calcola circa 48.600 euro per chilometro, pari a circa 18 milioni sui 370 chilometri considerati nella relazione. La differenza rispetto alla stima di 36 mila euro al chilometro attribuita al Cas dipende anche dalle somme necessarie alla stazione appaltante oltre al costo delle lavorazioni. I 18 milioni riguardano questa parte della mitigazione: non sono il costo dell’intero pacchetto urgente e, soprattutto, non rappresentano quello dell’adeguamento definitivo.

Gallerie, viadotti e segnaletica: lavori diversi, un’unica scadenza

Sulla A20, l’attenzione si concentra anche sugli imbocchi delle gallerie, dove la relazione segnala rivestimenti degradati e chiede verifiche immediate contro il rischio di distacchi, con interventi di protezione mediante reti e chiodi. Un caso specifico è la galleria San Biagio, in direzione Messina: alla data delle ricostruzioni pubblicate a settembre risultava chiusa per ammaloramenti. Il traffico a doppio senso nella galleria opposta, verso Palermo, viene indicato nella relazione come un ulteriore elemento di rischio da eliminare attraverso il ripristino della calotta danneggiata. Sono segnalate inoltre carenze nell’illuminazione dei tunnel.

Tra le operazioni quantificate nella relazione figura il lavaggio ad altissima pressione (per rimuovere tutti le parti pericolanti) di circa 144 chilometri di gallerie, per una spesa superiore a cinque milioni di euro; il capitolo complessivo delle misure sulle gallerie è stimato in circa 13,7 milioni. Sui viadotti, alcuni già interessati da restringimenti di carreggiata, le misure temporanee per il traffico devono accompagnarsi a un cronoprogramma di riqualificazione. Sulla A20 va inoltre ripristinata la segnaletica orizzontale ritenuta carente, per una stima riportata di circa 500 mila euro. Sono attività differenti, che richiedono verifiche, progettazione e cantieri specifici: elencarle insieme non significa che possano essere risolte con un solo intervento.

Dai fondi ai cantieri: il passaggio ancora da dimostrare

Il fabbisogno comunicato per il pacchetto urgente è di circa 32,5 milioni di euro. Il 24 settembre scorso il Mit ha riferito che la Regione Siciliana aveva comunicato di aver reperito quella cifra. Già il 17 settembre l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò aveva indicato nei fondi residui del Programma operativo complementare la copertura dei 32,5 milioni, annunciando inoltre due milioni per lavori di somma urgenza. 

Avere individuato le risorse non equivale, però, ad avere pronti i progetti o avviato tutti i lavori. Dopo l’audizione in commissione all’Assemblea regionale siciliana, il deputato Giuseppe Lombardo ha riferito che, a fronte degli oltre 32 milioni necessari, sarebbero risultati pronti progetti per circa 3 milioni, relativi a lavori già in corso. È una dichiarazione del deputato, non un rendiconto definitivo sull’avanzamento di ogni intervento. Segnala comunque il punto da verificare: quali opere dispongano già di elaborati, copertura e tempi di esecuzione, e quali debbano ancora percorrere questi passaggi.

È su questa catena di responsabilità che Lombardo ha chiesto chiarimenti all’Ars, sollecitando il confronto con il presidente della Regione Renato Schifani, Aricò, il dirigente regionale Salvatore Lizzio, i vertici del Cas e Migliorino. Intanto il Mit ha esplicitato un’altra richiesta al concessionario: riorganizzare la propria struttura, assicurando personale e risorse tecniche e finanziarie sufficienti a programmare, progettare e realizzare sia le misure immediate sia gli interventi definitivi. La verifica più concreta non sarà dunque il solo annuncio dei fondi, ma la corrispondenza, per ciascuna criticità segnalata, tra misura prescritta, progetto, avvio del cantiere e condizioni effettive di circolazione.

Lavori senza sosta

Secondo il presidente di Autostrade siciliane, Filippo Nasca, però «gli interventi di ammodernamento e di mitigazione del rischio sulla rete sono iniziati da anni e proseguono senza interruzioni». Proprio per questo, secondo Nasca «le notizie su presunte chiusure o su altrettanti presunti ultimatum (qualunque cosa voglia significare questo termine nel quadro regolatorio delle concessioni autostradali) sono del tutto prive di fondamento». 

Nasca, anche alla luce dei fondi reperiti dalla Regione, ha rassicurato sull'impegno «comune e coordinato» del Cas, anche col ministero e col dipartimento regionale della Infrastrutture, per migliorare l’autostrada. E ha spiegato che questi interventi «consentiranno di accelerare le operazioni di ammodernamento di una rete autostradale aperta al traffico, in alcune tratte, circa 60 anni fa». Nasca ha infine voluto «tranquillizzare tutte le migliaia di fruitori quotidiani della rete; l’autostrada - ha concluso - è aperta e percorribile su tutti i 350 chilometri» ricordando «che la prudenza ed il rispetto dei limiti di velocità rappresentano sempre il modo migliore per usare in sicurezza le nostre strade e ridurre i rischi della guida».