L'iniziativa
Soft power, il Centro Studi Federico II di Palermo porta la diplomazia culturale a Roma
In autunno due appuntamenti nella Capitale: un convegno del ciclo “Liber Augustalis” e, a novembre, il forum al Circolo degli Esteri con gli ambasciatori Vattani e Cortese. Il presidente Di Franco: investire in cultura porta il Paese nel futuro
Dalla Sicilia alla Capitale per parlare di cultura, diplomazia e potere. Sarà Roma, in autunno, il teatro della parte conclusiva del programma del Centro Studi Federico II, istituzione palermitana che concentra la propria attività sulla diplomazia culturale, il multilateralismo, le relazioni internazionali e il soft power.
Due gli appuntamenti principali tra ottobre e dicembre. Il primo sarà un convegno sulle tematiche giuridiche inserito nel ciclo Liber Augustalis, organizzato in collaborazione con il Circolo dei magistrati della Corte dei Conti, rappresentato dall’alto magistrato Stefano Castiglione, e presieduto dal giudice costituzionale Angelo Buscema, già presidente nazionale della Corte dei Conti. Il secondo, previsto a novembre al Circolo degli Esteri, sarà dedicato alla diplomazia culturale e al soft power, con la partecipazione, tra gli altri, degli ambasciatori Umberto Vattani e Gaetano Cortese.
È il momento più atteso della parte finale di un programma che, nel corso dell'anno, ha portato il Centro Studi a confrontarsi con ambasciatori, istituzioni e protagonisti delle relazioni internazionali. Il filo conduttore è racchiuso nello slogan “Diplomazia e Interconnessione Culturale per la promozione del Soft Power, il fascino della cultura che unisce il mondo”.
“La diplomazia culturale e il soft power sono strumenti strategici per costruire influenza globale in un mondo sempre più interconnesso - spiega il presidente del Centro Studi Federico II, Giuseppe Di Franco -. Promuovere il soft power significa contribuire a un ordine internazionale più dialogico, aperto e cooperativo, dove l’influenza non si impone, ma si conquista”.
Una riflessione che riguarda soprattutto l'Italia che, secondo Di Franco, dispone di un patrimonio culturale straordinario ma non lo avrebbe ancora trasformato pienamente in una strategia di proiezione internazionale.
“L’Italia, in tal senso, è una potenza culturale e con il suo ricco patrimonio culturale ha un enorme potenziale, ma è anche un gigante culturale addormentato”, aggiunge Di Franco.
Il confronto con le strategie di soft power adottate da altri Paesi rende, nella lettura del Centro Studi, ancora più evidente la questione. Cultura, media, audiovisivo, grandi eventi e fondazioni sono diventati strumenti attraverso i quali diversi Stati rafforzano la propria presenza internazionale.
Per il Centro Studi la sfida, quindi, è anche geopolitica: “Uno Stato che non presidia il proprio immaginario diventa permeabile - continua Di Franco. - Non si tratta di invasioni fisiche, ma della capacità delle narrazioni di incidere sul dibattito pubblico, sui valori e sulle priorità di una società”.
Il tema sarà al centro del forum di novembre al Circolo degli Esteri, appuntamento che arriva dopo una serie di iniziative internazionali organizzate dal Centro Studi o alle quali esso ha preso parte nel corso dell'anno. Tra queste l'incontro al Senato con l'ambasciatore di Spagna Miguel Fernández-Palacios, il bilaterale Italia-India con l'ambasciatrice Vani Rao, l'incontro Italia-Israele con l'ambasciatore Jonathan Peled e il Forum sulle relazioni internazionali con, tra gli altri, Giancarlo Elia Valori e Gianni Letta.
La scelta di Roma, per il Centro Studi palermitano, non è casuale: la capitale rappresenta il crocevia della diplomazia internazionale e il luogo naturale per mettere a confronto cultura, istituzioni e relazioni tra Paesi.
“Come diceva Alexandre Dumas, un uomo onesto e un nobile progetto vanno sempre a volto scoperto. - conclude Di Franco - L’Italia resta un gigante culturale sonnecchiante. Risvegliarlo significa trattare la cultura non come un ricordo, ma come un’infrastruttura strategica. Perché investire in cultura porta il Paese nel futuro”.