la denuncia
«Silenzio e indifferenza sulla morte di Noemi»
A Riposto la consigliera d’opposizione Claudia D’Aita accusa: «Associazioni e cittadinanza assenti alla fiaccolata»
Una riflessione amara, un atto d’accusa formale contro il muro d’indifferenza che sembra essere calato sulla tragica scomparsa di Noemi Impellizzeri, la 33enne ripostese trovata morta lo scorso 23 agosto, nella propria abitazione di via Circumvallazione, in circostanze che gli inquirenti stanno ricostruendo.
Dai banchi dell’opposizione Claudia D’Aita, nell’ultima seduta consiliare, all’indomani della fiaccolata che ha attraversato il cuore della cittadina marinara, ha letto in aula quella che definito non solo una lettera aperta ma «una denuncia pubblica contro l’indifferenza e l’abbandono in cui versa la nostra comunità. La fiaccolata in memoria di Noemi, avrebbe dovuto essere un momento di riscatto, di dolore condiviso. Avrebbe dovuto essere un abbraccio collettivo alla famiglia e ai figli di Noemi, oltre che un segnale potente di ferma opposizione alla violenza, all’abbandono e al degrado. E invece - ha rimarcato la consigliera D’Aita - si è trasformata nello specchio fedele di un fallimento comune. L’immagine che è stata restituita da quello specchio, e che voglio denunciare con forza, raccontava l’assenza della cittadinanza. Una comunità sorda, che ha preferito voltarsi dall’altra parte anziché stringersi attorno al ricordo di una propria figlia. L’assenza di gran parte dell’Amministrazione comunale. Chi rappresenta le istituzioni ha il dovere morale di guidare il popolo, e la presenza fisica è un segnale politico e umano imprescindibile. Dove erano le consigliere donne? E soprattutto dove erano i consiglieri uomini? La loro presenza come uomini dello Stato, delle istituzioni e della comunità era ancora più urgente e importante. Agli uomini spetta il compito primario di esserci, di metterci la faccia, di guidare il cambiamento culturale, dimostrando con i fatti che la lotta contro la violenza e la marginalità non è una “questione da donne”, ma un dovere morale che li riguarda in prima persona. Non solo. Anche l’assenza dei Servizi sociali, primo baluardo a difesa dei più deboli, che invece brilla solo per la sua distanza. Non sono forse i Servizi sociali il primo presidio a tutela dei più fragili sul nostro territorio? E ancora: l’assenza dell’associazionismo locale».
Infine il rammarico della consigliera per il silenzio assordante in Consiglio: «Nessuno dopo la mia lettura, ancora una volta, ha sentito l’esigenza di intervenire».