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L'inchiesta

Quegli incontri del boss dei Nardo con il “prestanome” degli Ercolano

Documentati dieci appuntamenti fra lo storico capomafia e un personaggio condannato nel processo Caronte e che spunta in una recente indagine

26 Settembre 2026, 23:06

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Quegli incontri del boss dei Nardo con il “prestanome” degli Ercolano

Che il clan Nardo e i Santapaola-Ercolano siano legati da una forte alleanza criminale è un fatto storico. Sancito da sentenze irrevocabili. La conferma arriva anche dalla maxi operazione della Dda di Catania, condotta dal Gico della guardia di finanza (è stata la prima per Marco Biondi nella veste di nuovo comandante del Nucleo Pef) e dai carabinieri di Siracusa.

Il boss Giuseppe Giampapa sarebbe stato il “delegato” a mantenere i rapporti con i catanesi. Il ruolo di intermediario lo avrebbe avuto Giuseppe Scuto che è stato condannato in via definitiva nel processo Caronte: sarebbe stato fino al 2012 un prestanome degli Ercolano. Scuto, conosciuto come Pino, è citato anche nelle carte dell’inchiesta “Ombra” per il caso del debito di droga di Ciccio Napoli, rappresentante provinciale dei Santapaola-Ercolano fino al 2022, con i calabresi.

Giampapa e Scuto si sarebbero incontrati diverse volte cinque anni fa e anche con una certa regolarità. Sono stati «accertati 10 incontri - si legge nell’ordinanza firmata dalla gip Anna Maria Cristaldi - con cadenza mensile, effettuati per tutto l’arco del 2021, aventi a oggetto la condivisione e collaborazione negli affari illeciti, legati al recupero di crediti di droga ed all’infiltrazione negli appalti». Il boss dei Nardo è stato presente di persona solo in tre degli appuntamenti, ma negli altri sette ha mandato un emissario. Sebastiano Basso («Ha avuto impegni di lavoro», era la giustificazione), infatti, lo ha sempre aggiornato di quello che si discuteva durante i faccia a faccia. Il più delle volte le riunioni si sono svolte a Lentini in un’officina, ma anche a San Giovanni La Punta nella sede di un’azienda di trasporti. Oppure non sono mancati gli incontri conviviali in un ristorante di Catania. Registrate anche trasferte nell’agrigentino. In uno degli appuntamenti si è discusso delle «modalità» da mettere in campo per «avvicinare un’impresa, risultata impegnata nella realizzazione di tre rotatorie appaltate dall’Anas nei territori di Carlentini, Palagonia ed Acireale». Scuto si mostrava sempre pronto a poter risolvere eventuali problemi. La gip infatti ha annotato che l’imprenditore catanese manifestava la disponibilità - nel caso di difficoltà ad agganciare l’impresa da parte di Basso - di organizzare un incontro a Paternò. Ma con chi? Con il reggente del clan Assinnata Pietro Puglisi (coinvolto nell’operazione di alcuni anni fa “Sotto Scacco). Da quello che gli investigatori hanno ascoltato dalle microspie piazzate nell’officina di Lentini, dove si sono svolti la maggior parte degli incontri, Scuto ha proprio fatto il nome del paternese Puglisi, «quale persona» che avrebbe «avvicinato l’impresa» da parte del clan Nardo.

Un’altra questione affrontata durante queste riunioni mafiose sarebbe legata al mancato appuntamento del clan Nardo con un mister X di Scordia. Scuto è quasi ironico nel commentare il contatto irraggiungibile: «Perché se è di razza dovrebbe venire su (sopra), la strada a sapi (la strada la conosce), tranne che, lo sai com’è... lui può avere assai guardie incoddu, per questo, giustamente». Insomma il personaggio rimasto top secret potrebbe avere avuto gli occhi puntati dalle forze dell’ordine e non voleva certo rischiare di farsi vedere con esponenti mafiosi.

Su quando è emerso dalle indagini si è registrata una riflessione, amara e dura, dell’avvocato Enzo Guarnera, dell’Associazione “Antimafia e Legalità”. «La domanda che attende una risposta certa e immediata è questa: quali sono le coperture politico-istituzionali ed economiche che consentono ancora oggi alla mafia di agire indisturbata sul territorio? Quali sono i canali, spesso insospettabili, attraverso i quali viene riciclato il denaro di provenienza illecita per ripulirlo e reimmetterlo nel circuito legale?».