l'inchiesta
Mazzette pure per la videosorveglianza, nuovo scandalo al Comune di Agrigento: sei indagati
Dopo rete idrica e strada Mosella la Procura guidata da Giovanni Di Leo mette sotto lente i fondi del Ministero dell'Interno: coinvolti tecnici e imprenditori
Nuovo scossone giudiziario sugli uffici tecnici del Comune di Agrigento e sull’ambito delle gare pubbliche. Dopo l’attenzione già puntata sulle procedure per la rete idrica e sui lavori di rifacimento della strada Mosella, la Procura della Repubblica di Agrigento ha iscritto sei persone nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sul progetto di videosorveglianza “San Leone in sicurezza”.
L’appalto, dal valore complessivo di circa 250 mila euro, mirava a installare telecamere di ultima generazione sia nel quartiere balneare di San Leone sia nel centro cittadino, con l’obiettivo di contrastare la microcriminalità e i reati predatori. L’indagine, condotta sul territorio dai Carabinieri e coordinata dal procuratore capo Giovanni Di Leo con la sostituta Elettra Consoli, intende fare luce su presunte irregolarità commesse tra il dicembre 2024 e il marzo 2025.
Come ricostruito da grandangoloagrigento.it, agli indagati è già stata notificata la richiesta di proroga delle indagini preliminari, con nuovo termine fissato a marzo 2027. Le ipotesi di reato, a vario titolo, sono turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e subappalto illecito o non autorizzato in materia di pubblica amministrazione.
Nel mirino degli inquirenti figurano sei volti noti della burocrazia comunale e dell’imprenditoria locale: Alberto Avenia, 66 anni, ex dirigente del Comune di Agrigento oggi in servizio a Favara; Gaspare Triassi, 62 anni, funzionario comunale; Gerlando Trupia, 42 anni, ingegnere ai lavori pubblici; Vincenzo Burceri, 59 anni, geometra dello stesso settore tecnico; Angelo Sciumè, 44 anni, imprenditore favarese; e Giovanni Pitruzzella, 50 anni, titolare di un’impresa.
La vicenda prende avvio nel 2022, quando Palazzo dei Giganti presenta istanza di finanziamento al Ministero dell’Interno. Ottenuti i fondi a fine 2024, l’amministrazione avvia la gara e affida l’opera a una società con sede a Roma, che successivamente indica un’azienda di Favara quale consorziata esecutrice dei lavori.
La Magistratura ipotizza tuttavia che i criteri del bando possano essere stati modificati a monte per orientare la scelta del contraente e che le successive fasi operative abbiano configurato un subappalto privo delle necessarie autorizzazioni di legge.
