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la sentenza

Micciché e il suo autista condannati dalla Corte dei Conti: acquisto di droga e passaggi a familiari con l'auto blu

In attesa dell'esito del processo penale, i giudici contabili hanno accolto parzialmente le richieste della Procura regionale. Dovrà risarcire l'Ars

28 Settembre 2026, 16:37

17:03

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I giudici della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti hanno condannato per danno erariale Gianfranco Miccichè al pagamento di 31.103 euro e ad altri 11.660 euro, in solido col suo autista Maurizio Messina, in favore dell'Ars per l'uso illecito dell'auto blu per fatti risalenti a quando era presidente dell'Ars. 

La sentenza - presidente Anna Luisa Carra, affiancata dagli altri magistrati Francesco Antonino Cancilla e Salvatore Grasso - è datata 10 giugno, ma è stata depositata oggi. Sul fronte penale Miccichè è a processo con l'accusa di truffa e peculato. Nel dettaglio Maurizio Messina, l'ex autista del politico, è stato condannato a pagare 13.591 euro ed entrambi dovranno rimborsare lo Stato anche delle spese legali, pari a 1.669 euro. L'autista è stato già condannato poche settimane fa per danno d'immagine all'Ars sempre dalla Corte dei Conti. 

La Procura regionale della Corte dei Conti ha contestato a Miccichè e Messina decine di episodi che costituiscono «gravi illeciti nell’utilizzo dell’autovettura di servizio», tra cui l'accompagnamento da Palermo a Cefalù «di componenti della segreteria del sig. Micciché, di familiari, di effetti personali quale piante, medicine, generi alimentari per il soddisfacimento di esigenze di carattere personale», oltre a sette episodi in cui l'autovettura istituzionale sarebbe stata usata «per l’acquisto di sostanze stupefacenti».

A proposito di quest'ultimo aspetto, i giudici, accogliendo l'istanza della Procura, scrivono: «Detta condotta costituisce un esempio paradigmatico della distrazione di risorse pubbliche dalla loro destinazione istituzionale verso finalità esclusivamente private e, per di più, illecite. In tale ipotesi, infatti, il bene pubblico non è soltanto impiegato per esigenze ben lontane dall’assicurare “decoro istituzionale”, ma viene asservito a condotte che, pur non integrando necessariamente una fattispecie penalmente rilevante – come osservato dalla difesa del sig. Micciché - resta comunque vietata dall’ordinamento e peraltro assoggettata a specifiche sanzioni amministrative in ragione dell’intervenuta depenalizzazione di talune ipotesi di detenzione o acquisto per uso personale. Proprio tale connotazione rafforza il disvalore erariale della condotta, poiché rende evidente l’assenza di qualsivoglia collegamento funzionale con l’interesse dell’ARS e conferma la piena indebita fruizione del mezzo, dell’attività dell’autista e delle correlate risorse pubbliche per scopi personali radicalmente incompatibili con i doveri connessi alla disponibilità di un’autovettura di servizio».

Tra le contestazioni della Procura c'era anche il «non corretto impiego dell’assistente parlamentare, sig. Scardina, e l’indebito rimborso di alcune spese di missione». La somma complessiva oggetto di contestazione - nelle richieste - ammontava a 109.397 euro. I giudici hanno accolto parzialmente la ricostruzione della Procura.