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Il decreto

Sul Piano paesaggistico piove il fuoco amico di centrodestra e “vincono” i sindaci: per la provincia di Palermo tutto da rifare

Dietrofront dell'assessorato ai Beni culturali dopo le polemiche

29 Settembre 2026, 09:16

09:20

Sul Piano paesaggistico piove il fuoco amico di centrodestra e “vincono” i sindaci: per la provincia di Palermo tutto da rifare

La Regione fa marcia indietro sul Piano paesaggistico della provincia di Palermo. Al termine di una giornata convulsa, la terza consecutiva, segnata da critiche dall’interno della maggioranza e del suo stesso partito, Fratelli d’Italia, l’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha annunciato il ritiro del decreto firmato a giugno, che tra la costa e le Madonie avrebbe dovuto tutelare otto ambiti territoriali e che aveva scatenato la protesta di sindaci, professionisti e imprese. L’annuncio è arrivato poche ore dopo il convegno promosso dal deputato questore dell’Ars per la Lega Vincenzo Figuccia, e poco prima del tavolo tecnico convocato dal presidente della Regione Renato Schifani proprio con Scarpinato, annullato dopo la revoca dell’atto. «Abbiamo deciso di ritirare l’attuale proposta - ha spiegato l’assessore - per consentire ulteriori e necessari approfondimenti».

All’incontro pubblico all’Ars hanno partecipato, oltre a Figuccia, anche Fabrizio Ferrara, presidente della quinta commissione Ars e deputato di Fratelli d’Italia, Alessandro Ficile, presidente della Sosvima (l’agenzia di sviluppo locale delle Madonie) e diversi sindaci del comprensorio, tra cui quelli di Polizzi Generosa, Collesano e Valledolmo. «Hanno vinto i cittadini, le imprese, i sindaci, i territori, la buona politica e, soprattutto, il buon senso”, ha dichiarato Figuccia, ringraziando Schifani e Scarpinato «per aver raccolto la voce di famiglie, imprenditori e amministratori che avrebbero subìto gli effetti del decreto sugli 82 Comuni, con il rischio di bloccare investimenti e progetti. Non è la vittoria di una parte politica - ha aggiunto - ma dell'intera comunità palermitana». Scarpinato ha parlato di una «scelta precisa», per dare ai territori i tempi per esprimere le proprie istanze, ma ha assicurato che «la bussola non cambia: massima tutela del patrimonio paesaggistico, nel rispetto delle regole».

Il passo indietro scopre una (nuova) frattura nella maggioranza. L’assessore Scarpinato è in giunta per Fratelli d’Italia, collega di partito di Ferrara, e pure del senatore Raoul Russo e della deputata Carolina Varchi, che hanno espresso «soddisfazione per una scelta di buon senso e lungimiranza» e auspicato «un Piano condiviso, capace di coniugare la tutela del paesaggio con lo sviluppo». Fuoco amico, dunque, mentre il leghista Figuccia rivendica il risultato dell’iniziativa.

L’iter del piano era partito nel 2018, quando Soprintendenza di Palermo e assessorato avviarono redazione, rilievo e schedatura del territorio metropolitano per ambiti omogenei. Per mappare vincoli, fiumi, boschi e coste gli uffici, si sarebbero appoggiati a database cartografici di anni precedenti, senza consultare in quella fase Comuni e ordini professionali. Poi lo stallo, tra il 2020 e il 2025 circa. Con il decreto di giugno, molti sindaci hanno scoperto che aree già edificate, o coperte da sanatorie e varianti consolidate, figuravano sulle vecchie mappe come zone verdi o agricole da tutelare in modo assoluto. L’Ordine degli architetti ha denunciato le difformità con lo stato dei luoghi, i sindaci un piano «calato dall’alto senza alcuna concertazione con i territori». Il ritiro blocca ora anche le misure di salvaguardia già scattate. Resta da capire con quali tempi e su quali cartografie riprenderà il confronto.