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Palermo

La guerra delle prime comunioni con la Curia non finisce più: Confimprese scrive al prefetto, al sindaco e al questore

Annunciato il sit in per lunedì prossimo

29 Settembre 2026, 09:52

10:00

Palermo, in Cattedrale la consacrazione di sei vergini

Confimprese Palermo non demorde, nonostante i ripetuti no da parte dell'arcivescovo Corrado Lorefice, e torna sulla vicenda delle prime comunioni e, con una lettera indirizzata allo stesso presule, al sindaco Roberto Lagalla, al prefetto Massimo Mariani e al questore Vito Calvino, ripropone la necessità di trovare una soluzione per la fase transitoria determinata dall’introduzione del nuovo percorso di catechesi.

La questione concreta posta da Confimprese rimane quella della fase di transizione. Il nuovo percorso organizzativo prevede l’avvio del cammino dei bambini da piccoli e la sua conclusione oltre i dieci anni. Esiste però una fascia di bambini che, al momento dell’introduzione del nuovo modello, aveva già superato l’età prevista per iniziare il percorso e non ha quindi avuto materialmente la possibilità di seguirlo fin dall’inizio. «È a questi bambini che guarda la proposta di Confimprese - spiega il presidente di Confimprese Palermo Giovanni Felice - un percorso integrativo e intensivo, limitato alla fase transitoria, che consenta loro di recuperare la preparazione necessaria e di rientrare progressivamente nel nuovo sistema. Non si chiede di modificare la nuova regola né di tornare al precedente modello. La proposta vuole, al contrario, accompagnare il passaggio verso la nuova organizzazione, attraverso una soluzione temporanea destinata naturalmente ad esaurirsi quando il nuovo percorso sarà pienamente a regime».

Contestualmente, il sit-in precedentemente sospeso è stato riprogrammato per lunedì 5 ottobre davanti alla curia arcivescovile di Palermo a partire della 9,30. La nuova data non vuole rappresentare un ultimatum, si sottolinea. «L'auspicio resta che i giorni che separano dal 5 ottobre possano essere utilizzati per riaprire il confronto e che sia proprio il dialogo a rendere la manifestazione non più necessaria», conclude Felice.