Mobilità
Fondi europei, Catania rinuncia a 8,2 milioni per le piste ciclabili. Il sindaco: «Impatto troppo alto sulla viabilità»
Nessun riflesso sul bilancio comunale, ma secondo chi aveva vinto la progettazione «si è persa un'occasione, in città non c'è la "mentalità"»
Palazzo degli Elefanti ha rinunciato a 8,2 milioni di fondi europei per la “Rete della mobilità dolce per la sostenibilità urbana”. In poche parole, la rete delle piste ciclabili. La motivazione, si legge nel decreto di revoca del finanziamento da parte dell'assessorato regionale a Infrastrutture e Mobilità pubblicato sul sito della Regione il 23 settembre, cita una nota firmata dal sindaco Enrico Trantino datata 27 luglio 2026, con cui si comunicava che «il Comune non realizzerà l'intervento in considerazione sia della numerosità dei cantieri in atto, altamente impattanti sulla viabilità, sia degli altri interventi sul tema della mobilità dolce finanziati dal Pnrr, in fase di completamento».
La notizia riguarda il progetto che in città teneva banco fin dal 2021 (data del concorso di progettazione bandito e assegnato, anche se i confronti istituzionali specie con “Catania Mobility Lab”, che radunava diverse associazioni, erano iniziati dal 2019) e che avrebbe dovuto dare un senso compiuto ai vari tratti di pista esistenti, previsti e poi realizzati (non senza contestazioni).
«È ciò che è scritto - ha commentato il sindaco a La Sicilia - La moltitudine di cantieri in città non consentiva la realizzazione di altre piste, se non compromettendo la viabilità cittadina. Considerato, peraltro, che il progetto non ci convinceva sul rapporto tra costi e benefici per adesso abbiamo soprasseduto».
«Non c'è alcun riflesso sul bilancio comunale», ha assicurato Fabio Finocchiaro, direttore Politiche comunitarie del Comune (e in effetti dell’intervento non c’è traccia nel Documento unico di programmazione 2027-29 attualmente allo studio del Consiglio comunale). Nessuna risposta è arrivata dall'ex sindaco Salvo Pogliese, pur all’epoca (2019) sostenitore della visione sulla mobilità dolce, tantomeno da Sergio Parisi (da 11 mesi ex assessore) né da Luca Sangiorgio, attuale assessore alla Mobilità, tutti in quota FdI. Per Sangiorgio, in ogni caso, è in vista una convocazione in commissione Mobilità, presieduta da Giovanni Curia (Trantino sindaco).
Chi non si è tirato indietro davanti alle nostre domande è invece Francesco Galvagno, ceo di Inntech, la società che nel 2021 aveva partecipato e si era aggiudicato il concorso di progettazione bandito dal Comune: «Si è persa un'occasione unica - è stata la reazione a caldo - con l’intervento Catania sarebbe andata ai primi posti in Italia per sostenibilità e piste ciclabili, ben 80 chilometri. Ma è una decisione politica, presa da sindaco e giunta, dunque responsabili nei confronti della gente. Certo, molti catanesi saranno d’accordo, ma il problema resta la cultura di base che non vede alternative ai motori».
Il tecnico si dice «amareggiato, ma non sorpreso. Me lo aspettavo da quando due anni fa abbiamo consegnato il progetto esecutivo, mai approvato in linea amministrativa dalla giunta. Per credere a una mobilità alternativa ci vuole spirito e visione e a Catania purtroppo non c'è la “mentalità”». L’intervento prevedeva «di collegare i nodi strategici della città per consentire alle persone di lasciare la macchina a casa. Ma, devo dirlo, i primi “nemici” in sede di conferenza di servizi sono stati gli enti pubblici, Città metropolitana, Amts e Autorità portuale, non presentandosi o non dando pareri positivi».
Per Giovanni Gullotta, fuoriuscito dal Catania Mobility Lab, «in questi decenni si è realizzato ben poco di quanto annunciato, dai chilometri percorsi dal trasporto pubblico alle ciclabili. E si attende l’intervento sulla ex tratta in superficie di Fce. Non mi meraviglio, sono sfiduciato».
L'attacco di Legambiente
«Le motivazioni addotte non reggono. Si parla di cantieri numerosi e impattanti sulla viabilità. Ma il progetto di una rete ciclabile richiede tempi per la progettazione esecutiva, l’appalto e lavori che vanno ben oltre i cantieri di oggi. Non può essere questa la ragione che condanna Catania all’obbligo di usare l’automobile, consumando 100 ore all’anno per la congestione, determinando oltre 250 morti premature per inquinamento atmosferico e contribuendo a oltre un quarto delle emissioni climalteranti», afferma Legambiente Catania in una nota diffusa questa mattina.
«Il progetto - sostiene ancora l'associazione ambientalista - era frutto di un concorso di progettazione bandito nel 2021 e di un percorso di confronto con associazioni e cittadini iniziato nel 2019 e infine con un progetto definitivo commissionato dall’amministrazione. Dopo anni di lavoro un’amministrazione seria avrebbe il motivo di motivare pubblicamente e nel dettaglio i suoi dubbi, non di liquidarli con un “non ci convinceva”».