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opere pubbliche

I passi avanti del Pnrr non cancellano i simboli dello spreco

Il riscatto a metà di Giarre, la “capitale delle incompiute”: tra asili rinati e teatri fantasma, il lungo viaggio fuori dal degrado

29 Settembre 2026, 21:50

I passi avanti del Pnrr non cancellano i simboli dello spreco

La cittadina jonica continua a difendere strenuamente un primato nazionale: quello di “città delle incompiute”. Sebbene negli ultimi anni si siano registrate alcune importanti evoluzioni positive, il quadro generale, purtroppo, mostra ancora profonde ferite urbanistiche che attendono di essere rimarginate.

Nell’ultimo triennio a dare una spinta decisiva al recupero di alcune strutture sono stati i finanziamenti del Pnrr, che hanno consentito di rifunzionalizzare immobili pubblici rimasti per lunghi decenni in totale stato di abbandono. Tra i successi più significativi figura la trasformazione dell’ex macello intercomunale di via Vespri, convertito in un asilo pubblico, costituito da 4 distinti complessi, tutti ristrutturati e assegnato a nuova destinazione. A breve, inoltre, è prevista la tanto attesa inaugurazione dello stadio di atletica leggera di viale Sturzo, al centro di un imponente intervento di rigenerazione urbana che restituisce speranza su un gigantesco impianto polivalente - ospita anche un eliporto - diventato negli anni uno dei simboli degli sprechi negli Anni ’80 e ’90.

Buone notizie anche dalla frazione di Macchia con l’asilo nido intercomunale di via Russo, che ha rischiato seriamente di allungare l’elenco delle opere mai finite, con l’affidamento esterno ad una cooperativa. L’asilo comunale è pronto ad aprire ai bambini tra poche settimane. La struttura in passato cannibalizzata in seguito a varie incursioni vandaliche, è stata completamente ristrutturata e ampliata, dopo la demolizione del vecchio plesso scolastico “Manzoni”, gravemente danneggiato dal sisma del 2003.

Accanto ai segnali di ripartenza, la situazione complessiva evidenzia come la popolosa frazione di Trepunti, all’ingresso Sud della città, rimanga una vera e propria mini-capitale degli sprechi e del degrado. Qui si concentra, infatti, una fitta rete di strutture pericolanti e abbandonate, assediate dalla vegetazione incolta. Su tutti spicca il parco regionale di via San Matteo, alle spalle della Statale 114 e all’interno di un vasto agglomerato urbano, poco distante la barriera autostradale. Si tratta del caso più emblematico. Le strutture interne - tra cui arene, campi da tennis e una pista per automodellismo - sono state sepolte da enormi dune di cenere vulcanica, trasformando l’area in un paesaggio lunare. Rifiuti ingombranti ed elettrodomestici in disuso fanno da corollario. C’è poi la gigantesca piscina olimpionica di via Giusti, sempre a Trepunti, un tetro cubo di cemento armato consumato dalle intemperie e sommerso dalle sterpaglie che coprono in parte un altro imponente simbolo di sprechi. In un’area ad alta densità abitativa, dove ricadono anche due importanti scuole, spicca il centro polifunzionale, di cui rimane un desolante scheletro cementizio sommerso alla gramigna. L’edificio, dotato anche di una piccola arena, sorge proprio accanto alla piscina, da un lato e, dall’altro, ad una scuola. Mentre nell’area perimetrale dell’opera incompleta sono sorti piccoli orti abusivi “fai da te”. Le ferite dell’incompiuto non risparmiano nemmeno il centro cittadino. Nel quartiere Carmine, alle spalle del blasonato corso Italia, svetta il teatro comunale. Esso rappresenta una storia infinita che attende dal lontano 1956 di potere mettere in scena il suo primo spettacolo. L’imponente opera in cemento rimane chiusa in attesa del rifinanziamento del Contratto di quartiere, all’interno di un iter burocratico tortuoso segnato da nuovi atti tecnici, contenziosi e risorse da prenotare. A poca distanza, in via Alfieri, versa nelle medesime condizioni il centro sociale (anch’esso legato ai fondi del Contratto di quartiere): mai inaugurato e in parte già danneggiato. L’immobile è oggi ridotto a un deposito improvvisato di masserizie e materiali ingombranti ammassati in ogni stanza.