la storia
«Il mio cuore è qui»: la vita ai margini di Tom, innamorato di Siracusa
Da vent’anni vive nella città di Archimede. Ha conosciuto il gelo delle notti all’aperto, la solitudine e la precarietà, ma non ha mai smesso di guardare con meraviglia i luoghi che lo circondano
«La vita è fatta di onde. Se va male un giorno, quello dopo sarà bello. Come Siracusa, che è meravigliosa». Tom (nome di fantasia) adora la città di Archimede, ci vive da 20 anni, siede su un seggiolino davanti ad un supermercato nei pressi di Corso Gelone, e tra i piedi tiene un piattino. Non chiede, sorride, e chi vuole ci lascia dentro delle monete. Lui, tedesco, 68 anni, in città, prima di stabilircisi, c’era venuto in vacanza due volte, e se gli chiedi cosa gli era piaciuto così tanto non usa subito le parole, ma riassume tutto in un “ooooh” estasiato. «Tutto, dal Teatro Greco a Piazza Duomo, dal Tempio d’Apollo al Santuario, e i tramonti poi…».
E’ successo così: dopo aver lavorato nella Marina tedesca e aver guidato camion, ad un certo punto la sua vita è andata a rotoli, e lui non è più riuscito a riavvolgere il nastro. Ha vissuto tutto ciò che chi dall’oggi al domani cade in ginocchio e a Siracusa trascorre notti al gelo nel ventre del parcheggio Talete fino agli androni, dalle panchine alle case diroccate, una volta persino in una specie di archivio scolastico. Poi è riuscito a trovare una cameretta, nulla di che, «a me basta ciò che mi serve, niente di più». Spiega: «Qui, chiedendo l’elemosina, riesco a passare la giornata, basta che mangi qualcosa a pranzo e a cena». La vita sotterranea di chi vive ai margini è uguale per tutti e lui per riscaldarsi quando può beve vino da un cartone. Quando un ragazzo straniero gli chiede da bere lui gli porge l’acqua, quello indica il vino e Tom lo guarda male, è il suo “anestetico” e non lo condivide. Ogni tanto torna in Germania, ha dei figli, ma non glielo racconta mica che qui a Siracusa il suo “lavoro” è una ciotola di ferro sul marciapiede e che a sostentarlo è la disponibilità dei passanti, «gentili, anche se a volte capitano le persone cattive». Si sente un po’ siracusano Tom? «Sì, il mio cuore è qui ormai». Poi riprende la sua vita fatta di spicci regalati e solitudine, di passeggiate senza meta per una città che ama e che quando ne parla ai figli lontani, al telefono, la definisce come «un miracolo», di incontri con altri disperati e di un amore che gli manca e che completerebbe la sua filosofia di vita: «Non ho tempo per l’amore, penso a vivere. Ma se arrivasse, sarebbe meraviglioso».