mafia
Processo Xydi, la Cassazione conferma le condanne: l'ex avvocato Angela Porcello torna in carcere
Verdetto definitivo della Suprema Corte che conferma i venti anni a Giancarlo Buggea e respinge i ricorsi principali, disponendo per il solo boss Boncori un rinvio limitato al ricalcolo della pena
Si è concluso dinanzi alla Corte di Cassazione il giudizio di legittimità sullo stralcio celebrato con il rito abbreviato del procedimento antimafia «Xydi». I giudici della Suprema Corte hanno rigettato i ricorsi della maggior parte degli imputati, rendendo irrevocabili le condanne pronunciate in appello.
Diventa così definitiva la condanna dell'ex penalista Angela Porcello a 9 anni, 1 mese e 23 giorni di reclusione per associazione mafiosa. Per l'ex professionista dopo un anno e mezzo trascorso agli arresti domiciliari si apriranno nelle prossime ore le porte del carcere per l'espiazione della pena residua. Porcello, che nelle sue dichiarazioni ha sostenuto di essere stata manipolata dal compagno e di non essere una donna di mafia, era accusata di aver utilizzato la propria professione legale per favorire incontri riservati, trasmettere informazioni e veicolare all'esterno le direttive raccolte dal carcere dal boss Giuseppe Falsone.
Confermata in via definitiva anche la condanna a 20 anni di reclusione per l'ex compagno della ex penalista Giancarlo Buggea, indicato dagli inquirenti come una delle figure di maggiore peso all'interno dell'organizzazione criminale. La Suprema Corte ha rigettato anche il ricorso di Giuseppe Sicilia, rendendo irrevocabile la pena a 18 anni e 8 mesi di carcere, nonostante il procuratore generale avesse inizialmente chiesto l'annullamento con rinvio prima del verdetto.
L'indagine antimafia «Xydi» è culminata nel blitz scattato nel febbraio 2021. Le investigazioni dell'accusa hanno consentito di ricostruire il completo riassetto del mandamento mafioso di Canicattì e di fare luce sulle dinamiche e sui rapporti intessuti tra Cosa nostra e la Stidda nel territorio agrigentino. Nell'ambito di questo contesto criminale, l'inchiesta ha svelato come Angela Porcello sfruttasse la propria professione di avvocato per favorire incontri riservati tra associati, veicolare informazioni e raccogliere dal carcere le direttive trasmesse dal boss Giuseppe Falsone. Al contempo, le indagini hanno individuato in Giancarlo Buggea una delle figure dirigenziali e operative di principale rilievo dell'intera consorteria mafiosa.