Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
1 ottobre 2026 - Aggiornato alle 13:44
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×
☰

caro carburanti

Il pressing della politica sui pescatori siciliani che vogliono bloccare lo Stretto: «Tentano di dividerci»

La Federazione degli armatori oggi scrive alle istituzioni - dalla premier Meloni in giù - ribadendo le richieste, a cominciare dal dimezzamento del prezzo del gasolio. Sciopero a Lampedusa

01 Ottobre 2026, 13:03

Il pressing della politica sui pescatori siciliani che vogliono bloccare lo Stretto: «Tentano di dividerci»

La data è fissata da giorni: il 22 ottobre i pescatori siciliani vogliono bloccare lo Stretto per protestare contro il caro gasolio diventato insostenibile per la loro attività. E da quando lo hanno annunciato il pressing e l'attenzione da parte del mondo politico-istituzionale da una parte e delle forze dell'ordine dall'altro sono in continuo aumento. Oggi la Federazione Armatori Siciliani invia una lettera indirizzata a tutti i soggetti che hanno potere di agire sul comparto - dalla premier Giorgia Meloni in giù, passando per i ministeri competenti, il presidente della Regione siciliana e le prefetture - chiedendo di proclamare lo stato di crisi per la pesca, trovare gli strumenti normativi per dimezzare il prezzo del gasolio per gli armatori arrivato a 1,40 euro a litro e convocare un tavolo nazionale permanente che la federazione ha ribattezzato "Tavolo Blu".

Ufficialmente, intanto, di risposte non ne sono arrivate. Ma il pressing per far rientrare la protesta è in atto. «Stanno provando a dividerci», dice Fabio Micalizzi, presidente della federazione armatori siciliani. Il riferimento è alla convocazione di due giorni fa dei rappresentanti della flotta di Mazara del Vallo, la più numerosa sull'isola, da parte del ministro Francesco Lollobrigida. Anche associazioni di categoria, sindacati e politica locale starebbero provando a dissuadere i pescatori, sottolineando come una manifestazione nelle acque dello Stretto si presi a rischio infiltrazioni, con possibili conseguenze di legge per gli organizzatori.

Ma la federazione, al momento, non intende fermarsi. Almeno finché non avrà risposte concrete alle richieste. «Il caro gasolio - dicono - sta costringendo le imprese a lavorare in perdita, mettendo a rischio la sopravvivenza della filiera ittica e l'occupazione di numerosi marittimi». Per questo si chiede di portare il prezzo del gasolio per i pescherecci tra 0,40 e 0,70 euro a litro; di «riprogrammare i fondi europei FEAMPA e utilizzare dei quadri normativi comunitari sugli aiuti di Stato come il METSAF». Oltre alla definizione di un piano operativo di emergenza sul carburante della pesca attivo per tutta la durata delle tensioni internazionali. Se non avranno risposte, un centinaio di pescherecci, in rappresentanza e sostenuti anche economicamente da buona parte delle marinerie dell'isola, sono pronti a mobilitarsi il 22 ottobre per bloccare lo Stretto di Messina. 

Il recente via libera da parte dell'Ars ai 5 milioni di euro destinati alla categoria e stanziati dal governo Schifani non è ritenuto «minimamente sufficiente». Anche perché, è il timore della federazione, «rischia di finire come per il ciclone Harry. Di quei soldi - continua Micalizzi - i pescatori non ne hanno praticamente presi, perché si chiede sempre di avere il Durc in regola (il documento che attesa la regolarità contributiva delle imprese ndr) per partecipare ai bandi e nessuno di noi lo è da almeno cinque anni a causa della situazione difficile che stiamo affrontando».

Intanto, in vista della mobilitazione regionale, si moltiplicano i focolai di protesta nei vari porti della Sicilia. Gli ultimi sono i pescatori di Lampedusa, che oggi sono in sciopero. Alle isole Pelagie il costo del gasolio arriva a costare quasi il 30 per cento in più del già alto prezzo medio siciliano: 1,80 euro a litro contro 1,40 euro, «perché - denuncia Totò Martello, presidente del Cogepa (Consorzio di gestione della pesca artigianale) di Lampedusa e Linosa - si acquista dal fornitore locale, che agisce di fatto in regime di monopolio. La nostra marineria è in ginocchio. Ad ogni peschereccio servono fino a 700 euro di gasolio per passare una notte in mare, basta fare due conti per capire che con quel che resta in tasca non ce la facciamo ad andare avanti. Come se non bastasse qui a Lampedusa abbiamo anche il problema delle imbarcazioni dei migranti disperse nei nostri fondali, che provocano danni anche ingenti alle reti e alle attrezzature dei nostri pescherecci». Da qui la richiesta di un incontro urgente alla Regione.