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il fatto

Il pestaggio di Acireale: l'organizzazione sul gruppo Whatsapp, la voglia di un altro raid e la competizione tra gruppi

Cosa c'è dietro la decisione del gip di disporre l'obbligo di firma per 14 indagati e il divieto di dimora per uno solo del responsabili dell'aggressione a danni di un giovane egiziano

01 Ottobre 2026, 14:14

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Il pestaggio di Acireale: l'organizzazione sul gruppo Whatsapp, la voglia di un altro raid e la competizione tra gruppi

Quattordici obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e un divieto di dimora ad Acireale. Il gip Pietro Currò ha accolto le richieste di misura cautelare presentate dalla pm Lina Trovato per i 15 indagati del violento pestaggio ai danni di un egiziano avvenuto il 19 giugno 2025 in piazza Duomo ad Acireale.

Il branco - composto da decine di ragazzi parzialmente travisati e armati di mazze da baseball e bottiglie - ha picchiato lo straniero per una “questione sentimentale”. Dietro la “spedizione punitiva” ci sarebbe stata la relazione che la vittima aveva appena cominciato con l’ex fidanzata di uno degli aggressori. La pianificazione del massacro è avvenuta - scrive il gip - in tempi rapidissimi anche attraverso l'utilizzo di chat.

«Ci vediamo e ci spacchiamo la testa», scrivevano nel gruppo WhatsApp “Chianu Pizzuni”. In quella stessa chat i picchiatori volevano replicare il pestaggio poiché non erano soddisfatti dei risultati. Il ragazzo egiziano non si sarebbe fatto troppo male. Il giudice per le indagini preliminari è arrivato a questa decisione dopo gli interrogatori preventivi dei 15 indagati, che - come anticipato da La Sicilia - si sono avvalsi, tranne uno, della facoltà di non rispondere. Ma tutti hanno fatto delle dichiarazioni spontanee. Il gip ha ricostruito anche il movente.

«Le ragioni che hanno condotto - annota il giudice - all'organizzazione della "spedizione punitiva" in questione che, a ben vedere, se appaiono integrare, come detto, i motivi abietti alla luce dell'intento di vendetta che consta averla ispirata, sono in realtà da ricercare nelle più profonde dinamiche che sembrano interessare i rapporti tra i due gruppi di giovani che sono emersi dalle indagini e quindi dalla necessità, avvertita dal gruppo di appartenenza degli indagati, di rimarcare la forza del gruppo medesimo di fronte ai rivali extracomunitari».

E su questo punto, nelle chat dei ragazzi sono presenti alcune affermazioni che rasentano la discriminazione razziale. Il gip ha ritenuto che l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria sia la misura che possa «realizzare un adeguato controllo sugli indagati al fine di contenere il rischio di reiterazione criminosa». Uno invece (tenuto conto del lavoro all’estero) è stato sottoposto al divieto di dimora ad Acireale.

Le misure sono state notificate dai poliziotti del commissariato di Acireale, che hanno condotto gli accertamenti - con la visione dei filmati estrapolati dalle telecamere di videosorveglianza che puntavano su piazza Duomo - che hanno portato all’identificazione degli aggressori e hanno passato al setaccio i cellulari degli indagati. Ora i legali dei quindici giovani valuteranno il ricorso al Riesame.