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il caso

Casa di Monaco, svolta in appello per l'ex presidente della Camera Gianfranco Fini: arriva la prescrizione

I magistrati confermano l'impianto accusatorio ma chiedono l'estinzione del reato per quattro imputati

01 Ottobre 2026, 15:33

15:40

Casa di Monaco, svolta in appello per l'ex presidente della Camera Gianfranco Fini: arriva la prescrizione

Nuovo sviluppo giudiziario nella vicenda della compravendita dell’appartamento di Montecarlo. La Procura generale presso la Corte d’appello di Roma ha chiesto di dichiarare il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti dell’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, della compagna Elisabetta Tulliani, del fratello di lei Giancarlo Tulliani e del padre Sergio Tulliani.

Il procedimento riguarda l’ipotesi di riciclaggio connessa alle operazioni finanziarie e immobiliari attorno al bilocale di boulevard Princesse Charlotte, nel Principato di Monaco. L’istanza non equivale a una decisione definitiva, che resta rimessa alla valutazione del collegio.

Nella requisitoria, la Procura generale ha confermato la solidità dell’impianto accusatorio delineato in primo grado, rilevando tuttavia che il decorso dei termini di legge impedisce la prosecuzione dell’azione penale. Le origini della vicenda risalgono al 1999, quando la contessa Anna Maria Colleoni lasciò in eredità ad Alleanza Nazionale il bilocale monegasco, insieme ad altri beni.

Il lascito era destinato al partito e non a singole persone fisiche. Nel 2008, l’organizzazione politica dispose la cessione dell’unità per 300 mila euro alla società offshore Printemps, riconducibile a Giancarlo Tulliani. L’alloggio fu poi trasferito alla Timara per 330 mila euro e, nel 2015, rivenduto a circa 1,25 milioni di euro. Le polemiche politiche ed editoriali esplosero nel 2010, in coincidenza con lo scontro tra Fini e Silvio Berlusconi, mentre gli accertamenti giudiziari si concentrarono sulla catena societaria, sulla provenienza delle risorse e sui successivi movimenti di denaro.

Una prima inchiesta per truffa fu archiviata; il procedimento seguente si focalizzò sull’ipotesi di riciclaggio, ipotizzando il transito di fondi dell’imprenditore del gaming Francesco Corallo attraverso rapporti finanziari riconducibili ai Tulliani. Il 30 aprile 2024, la quarta sezione collegiale del Tribunale di Roma ha pronunciato la sentenza di primo grado: due anni e otto mesi di reclusione a Gianfranco Fini, cinque anni a Elisabetta Tulliani, sei anni a Giancarlo Tulliani e cinque anni a Sergio Tulliani; otto anni a Rudolf Theodor Baetsen. Le pene risultarono inferiori alle richieste della pubblica accusa, che aveva sollecitato otto anni per Fini, nove per Elisabetta e dieci per Giancarlo.

Nelle motivazioni depositate nel luglio 2024, i giudici hanno ritenuto che Fini avesse contribuito alla vicenda autorizzando la vendita del cespite nella consapevolezza dell’incongruità del prezzo rispetto ai valori di mercato e del collegamento tra la società acquirente e i suoi congiunti. Contestualmente, il tribunale ha escluso la prova di un accordo diretto tra Fini e Corallo o di una sua ingerenza nella gestione complessiva dei flussi finanziari. L’ex leader di An ha sempre sostenuto di non conoscere l’effettiva identità dell’acquirente al momento dell’autorizzazione, mentre Elisabetta Tulliani ha dichiarato in aula di aver taciuto al compagno l’intenzione del fratello di rilevare l’appartamento.