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Emergenza ecomafie in Sicilia, dai roghi al traffico di rifiuti: nell'isola uno su dieci dei reati italiani

Nel Rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente l'isola accerta 3.726 reati con Palermo che registra un'impennata del 59,6%

01 Ottobre 2026, 16:56

17:00

Emergenza ecomafie in Sicilia, dai roghi al traffico di rifiuti: nell'isola uno su dieci dei reati italiani

Sicilia sotto assedio dei crimini ambientali: l’isola balza al secondo posto in Italia nella graduatoria delle illegalità. È quanto emerge dal Rapporto “Ecomafia 2026” di Legambiente, riferito ai dati 2025, secondo cui nell’ultimo anno sono stati accertati 3.726 reati contro l’ambiente, pari al 10,4% del totale nazionale. Con questo incremento, la regione supera la Puglia, ferma a 3.601 illeciti, e si colloca alle spalle della Campania, prima con 5.636 violazioni.

A delineare il quadro più allarmante è la provincia di Palermo, che conquista la maglia nera siciliana e il terzo posto assoluto tra le province italiane. Nel capoluogo e nel territorio provinciale Legambiente ha contato 1.235 reati ambientali, frutto di “una crescita impressionante del +59,6%” rispetto all’anno precedente. Nella

classifica nazionale Palermo segue Napoli (2.512 reati) e Salerno (1.472 illeciti), superando anche metropoli come Roma. L’emergenza regionale si inserisce in uno scenario economico-criminale di vasta portata. Pur a fronte di una flessione complessiva dei delitti penali e di un parallelo aumento degli illeciti amministrativi, il giro d’affari delle ecomafie ha toccato il record di 11,5 miliardi di euro, con un balzo di 2,2 miliardi rispetto al 2024.

A governare questa economia sommersa figurano 393 clan censiti da Legambiente dal 1995 a oggi. La mappa dei reati rispecchia le grandi criticità nazionali. La gestione illecita dei rifiuti resta al primo posto con 10.914 violazioni accertate a livello nazionale, seguita dalle aggressioni al territorio legate al cemento e all’abusivismo edilizio (8.034 reati) e dai crimini contro gli animali (6.930). Preoccupano anche gli incendi negli impianti di trattamento dei rifiuti, saliti a 76 episodi (+24,7%), e i roghi boschivi e di vegetazione, 3.586 i reati (+10,7%), che hanno distrutto oltre 90.000 ettari di patrimonio naturale. Di fronte a questa offensiva ecocriminale, Legambiente propone dieci interventi normativi prioritari. L’associazione sollecita innanzitutto l’inserimento nel Codice penale di quattro nuovi delitti ambientali: tutela della fauna e della flora selvatiche protette; contrasto al saccheggio delle risorse idriche; divieto di commercializzazione di prodotti legati alla deforestazione.

Per arginare la penetrazione mafiosa negli appalti pubblici, Legambiente chiede la revisione del subappalto “a cascata” e la reintroduzione del reato di abuso d’ufficio, in coerenza con le direttive europee anticorruzione. Sul fronte incendi, infine, Legambiente invoca l’estensione delle pene previste per i roghi boschivi a qualsiasi incendio di vegetazione e l’inasprimento delle sanzioni per le condotte colpose.