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Palermo

Per l'ex dirigente dei cimiteri condannato per le «sepolture clandestine», anche il danno erariale: sentenza della Corte dei conti

Per Cosimo De Roberto in primo grado 4 anni e 10 mesi di carcere, ora dovrà risarcire 5.600 euro al Comune

01 Ottobre 2026, 19:12

cimitero dei rotoli

Il cimitero dei Rotoli, a Palermo

I giudici della Corte dei conti, presidente Salvatore Chiazzese, hanno condannato Cosimo De Roberto, ex dirigente dei servizi cimiteriali del Comune di Palermo a risarcire l’ente con 5.600 euro per il danno causato nella gestione delle inumazioni e seppellimenti al cimitero dei Rotoli di Palermo. Dalle indagini dei carabinieri sarebbe emerso che il dirigente «avrebbe commesso - si legge nella sentenza - una serie di anomalie nella gestione delle operazioni dei cimiteri di Palermo, nella qualità di direttore tali da integrare i delitti di corruzione, peculato e induzione indebita a dare o promettere utilità». Per questi fatti De Roberto era stato posto agli arresti domiciliari, misura poi sostituita con quella interdittiva della sospensione dall’esercizio dei pubblici uffici. Successivamente, era stato condannato in primo grado con la sentenza del gup di Palermo a 4 anni e 10 mesi di reclusione accusato di concussione e peculato d’uso. In appello, la sentenza è stata parzialmente riformata, mediante la riqualificazione dei delitti da concussione a corruzione per il compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio Le indagini ruotavano attorno ad un presunto giro di mazzette per accelerare le sepolture al camposanto di Palermo, da anni in emergenza per la carenza di posti. «Come si desume dall’informativa del comando provinciale carabinieri De Roberto - si legge nella sentenza dei giudici - ha ripetutamente consentito che le operazioni cimiteriali, sia ordinarie che straordinarie, come tumulazioni, inumazioni, estumulazioni, venissero gestite in un quadro di diffusa illegalità e talora in modo clandestino, in violazione delle norme penali in materia di delitti contro la pubblica amministrazione e la pietà dei defunti, nonché in spregio dei regolamenti cimiteriali vigenti».