CARO ENERGIA
Sconti sul carburante, ecco come funzionano nei 345 distributori aderenti in Sicilia. Ma non può durare a lungo
Eni rimborsa ai gestori la differenza tra costo di acquisto e “price cap”. Ieri, dopo Ip e Q8, sul tetto ai prezzi si è unita Tamoil. La tela internazionale di Meloni a caccia di petrolio, gas e idrogeno
Nell’immediato c’è la corsa agli approvvigionamenti di petrolio e gas all’estero per non restare scoperti, con la premier Giorgia Meloni che spazia in trattative dalla Norvegia ai Paesi arabi, importanti fornitori con i quali stringere accordi a prezzi inferiori. Nel medio-lungo termine l’obiettivo del governo è quello di assicurarsi disponibilità di petrolio e gas attraverso l’incremento dell’estrazione nazionale e la conquista di giacimenti all’estero (è di ieri la firma dell’A.d. dell’Eni, Claudio Descalzi, su un importante investimento in Argentina per il Gnl). E fa capolino all’orizzonte anche l’idrogeno, con la firma ieri della “Dichiarazione di Algeri” da parte del ministro della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, con Algeria, Tunisia, Germania e Austria per costruire il “corridoio” che porterà l’idrogeno prodotto dalle rinnovabili in Algeria lungo la nostra penisola fino al Centro Europa.
In mezzo ci stanno i consumatori che fanno ogni giorno i conti con il caro-carburanti e il caro-bollette. La “moral suasion” esercitata dal governo nazionale ha indotto le compagnie energetiche a imporsi per il mese di ottobre uno “sconto” sui prezzi praticati alla clientela (meglio questo che subire la mannaia della tassazione sugli extraprofitti) e la prima a lanciare l’iniziativa era stata Eni, alle cui pompe si sono formate lunghissime code mentre gli impianti concorrenti si sono svuotati.
Subito dopo, Meloni ha trattato con l’Azerbaijan per Socar, proprietaria di Ip che ha seguito l’esempio di Eni; poi è passata al dialogo col Kuwait per la Kuwait Petroleum, proprietaria di Q8, che si è aggregata al gruppo di “scontisti”; infine, il ponte con la Libia, il cui governo, che assieme alla National Oil Corporation controlla indirettamente la proprietà olandese di Tamoil, ha spinto anche quest’ultima compagnia ad annunciare ieri un tetto massimo al prezzo praticato nei propri distributori, fino al prossimo 31 ottobre.
C’è da dire che molti dei “piccoli” distributori, che avevano lamentato l’impossibilità economica di aderire agli sconti rispetto alle grandi compagnie, ieri invece, per non perdere del tutto la clientela, si sono adeguati e hanno esposto gli stessi prezzi di Eni: 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio.
Tutti i cittadini si chiedono come sia possibile praticare questo sconto di fronte a prodotti che, a causa della guerra in Iran, sono rincarati alle stelle? e come mai, se è possibile farlo oggi, non sia stato possibile cominciare il mese scorso evitando un salasso ad automobilisti e autotrasportatori? Non conosciamo il meccanismo utilizzato dalle compagnie straniere per praticare questo “price cap”, ma conosciamo quello adottato da Eni, che lo ha spiegato ufficialmente e che vale per i 3.847 distributori a marchio Eni e Enilive Station in tutta Italia, di cui 345 sono attivi in Sicilia. Fino a ieri sera alla capogruppo risultava l’adesione del 95% delle stazioni Enilive al “price cap”.
In pratica, lo sconto è a totale carico delle casse di Eni, con queste tre differenti modalità. Nelle stazioni di servizio di proprietà di Eni e gestite direttamente dalla società, l’applicazione dei tetti è automatica e non richiede misure di ristoro. Invece, nei distributori di proprietà di Eni, ma gestiti da terzi, il gruppo rimborsa i costi sostenuti per smaltire (con l’applicazione dei tetti) le giacenze acquisite dai singoli gestori prima dell’annuncio, per un massimo di 1.500 euro a stazione. Il valore è stato calcolato in base ai dati sulla media delle giacenze normalmente presenti sulla rete Enilive. Infine, alle stazioni di servizio che non sono proprietà di Eni, ma alle quali la società ha concesso l’utilizzo del marchio, Eni rimborserà la differenza tra il prezzo contrattuale al quale acquistano i carburanti e il prezzo al quale li venderebbero in assenza del tetto. Insomma, un costo che non potrà essere sostenuto molto a lungo.