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PETROLCHIMICO

Petrolio, la raffineria Isab vola: produce 320mila barili al giorno, ma rimane l'incognita del contratto Trafigura

Soltanto nel 2033 scadrà il rapporto di fornitura esclusiva con il trader internazionale, e non è chiaro quali siano i confini, anche con la nuova proprietà italiana

02 Ottobre 2026, 08:51

Priolo, la svolta del governo: più petrolio siciliano per la raffineria

Se non è in pericolo l’autonomia strategica del Paese, visto che una prescrizione nel decreto che ha sancito l’esercizio del “Golden power” garantirebbe l’approvvigionamento prioritario del mercato italiano, dubbi rimangono sull’indipendenza economica della società.

Nel clima di entusiasmo per il recente passaggio della prima raffineria nazionale, la Isab di Priolo, dai greco-israeliani di Goi energy al gruppo italiano Ludoil, e per una stagione commerciale oggettivamente segnata da un aumento di produzione e prospettive favorevoli, c’è un sottofondo di preoccupazione attorno a quello che, già a fine agosto, abbiamo chiamato “nodo Trafigura”. E che oggi è sostanza dell’interrogazione del senatore del Pd, Antonio Nicita.

I rapporti con Trafigura - uno dei due più grandi trader di petrolio al mondo, con cui, nel precedente passaggio di proprietà (da Lukoil a Goi energy, nel 2023) fu stretto un accordo esclusivo per la fornitura della materia prima e per la commercializzazione del 90% dei prodotti finiti - sono rimasti inalterati anche dopo il vaglio dell’Antitrust. E il contratto scade nel 2033. Già nel triennio trascorso, Isab ha avuto modo di testare la natura “ingombrante” di questo rapporto.

Che portò la stessa Isab, nel gennaio 2025, al momento dell’apertura di una “Composizione negoziata della crisi”, a definirlo «di compravendita in esclusiva, sulla base di prezzi penalizzanti». Ingombranti anche i rapporti internazionali che indicano Trafigura al centro di un accordo con il governo degli Stati Uniti sul petrolio venezuelano: riceve il greggio del Venezuela, lo trasforma in benzina e lo consegna agli Stati Uniti. E, difatti, il greggio venezuelano, altamente impattante sull’ambiente, è già arrivato a Priolo, lavorato tra marzo e luglio.

Ora la crisi è alle spalle (chiusa a febbraio), le contingenze internazionali (Hormuz) sono favorevoli, la produzione vola. Il ritmo della raffineria di Priolo è di 320mila barili al giorno, un quinto della capacità nazionale. Corrispondono a 43.650 tonnellate quotidiane di greggio lavorato, 1,3 milioni al mese e 15,7 milioni l’anno. Si pensi che il 2025 si è chiuso con 10,8 milioni di tonnellate di grezzo lavorato. È evidente quella che i sindacati hanno chiamato “iperproduzione”. Con il piano industriale arriverà anche la produzione di 500mila tonnellate l’anno di biocarburanti avanzati. E giovedì prossimo Isab è tra le nove raffinerie cui il governo chiederà formalmente di aumentare la produzione.

In questo scenario, il campanello d’allarme. Lo suona Nicita. Secondo il senatore siracusano del Pd, con la precedente cessione il governo avrebbe «commesso un grave errore, accettando che Trafigura assumesse di fatto il ruolo di dominus della raffineria». Il contratto di compravendita in esclusiva (fino al 2033) avrebbe «interamente trasferito sull’asset strategico di interesse nazionale Isab il rischio d’impresa, permettendo a Trafigura di trattenere per sé la quasi totalità dei margini fra ciò che vende e ciò che ricompra». Nicita ricorda che «già nel 2025 il Financial Times, citando l’azionista di maggioranza di Goi energy, scriveva di un contratto squilibrato mentre la raffineria perdeva denaro».

«Trafigura - scrive ancora Nicita - è uno dei pochi grandi trader globali che si spartiscono un mercato a struttura oligopolistica. A differenza di altri grandi trader che in Europa, come in Sardegna, hanno scelto di acquistare le raffinerie assumendone il rischio industriale, a Priolo Trafigura non è azionista, ma sembrerebbe avere controllato di fatto, fino ad oggi, l’asset strategico di Isab».

L’interrogazione: «Sulla nuova operazione il governo ha esercitato i poteri speciali con il Dpcm del 5 agosto, ma le prescrizioni imposte alla nuova proprietà non sono note ai lavoratori, né al territorio. Per questo presenteremo un’interrogazione alla premier Giorgia Meloni e al ministro delle Imprese, Adolfo Urso, per conoscere i termini esatti del contratto fra Isab e Trafigura, a partire da durata, condizioni economiche, ripartizione dei rischi e clausole di recesso. Chiediamo che sia chiarito cosa il governo intenda fare, anche in sede di attuazione e verifica delle nuove prescrizioni “Golden power”, affinché un’infrastruttura dichiarata strategica non resti ostaggio di un vincolo privato». Infine: «Se il governo non interverrà, attiveremo l’Antitrust con una segnalazione-denuncia per verificare se nel rapporto fra Trafigura e Isab si configuri un abuso di dipendenza economica».