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Il progetto nazionale

Mari siciliani sempre più caldi: a Ustica l’anomalia sfiora i 4,6 gradi

I primi dati estivi di “Mare Caldo” segnalano ondate di calore anche al Plemmirio nel Siracusano. Nell’isola palermitana, le osservazioni subacquee hanno già documentato stress e mortalità tra organismi dei fondali

02 Ottobre 2026, 15:34

15:40

Mari siciliani sempre più caldi: a Ustica l’anomalia sfiora i 4,6 gradi

La Sicilia è tra le aree più colpite dalle ondate di calore marine dell’estate 2026. Nei primi dati del progetto “Mare Caldo” di Greenpeace, l’Area marina protetta di Ustica ha registrato un’anomalia della temperatura superficiale di 4,54°C sopra la media climatologica. Il dato, riferito a una delle sei aree italiane analizzate finora, si avvicina ai picchi più elevati rilevati nel Paese.

Anche il Plemmirio, nel Siracusano, è compreso tra i siti siciliani monitorati durante una stagione caratterizzata da episodi di calore marino intensi e persistenti. In tutte e sei le aree esaminate — tra cui Ustica e Plemmirio — si sono verificate ondate di calore da maggio in avanti; in alcuni casi le temperature hanno superato di quasi cinque gradi la media degli ultimi trent’anni. Nel complesso, le temperature superficiali sono state circa un grado più alte rispetto all’estate precedente, con gli episodi più marcati tra giugno e agosto. 

Il dato termico trova un riscontro preoccupante nei fondali di Ustica. A settembre, durante alcune immersioni, i ricercatori di Greenpeace hanno documentato fenomeni di necrosi, sbiancamento e mortalità tra diverse specie, osservando segnali di sofferenza fino a 40 metri di profondità. L’isola, entrata nel progetto nel 2025, è una delle tre stazioni siciliane della rete insieme al Plemmirio e a Capo Milazzo. 

Il mare non è soltanto una superficie che si scalda: l’accumulo di calore può interessare anche gli strati sottostanti e mettere sotto pressione gli organismi che vivono ancorati ai fondali. Le aree marine protette contribuiscono alla tutela degli habitat, ma i rilievi di Ustica indicano che la protezione locale, da sola, non può isolare gli ecosistemi dagli effetti del riscaldamento.

Le alte temperature marine sono inoltre una delle condizioni che possono contribuire ad alimentare fenomeni meteorologici intensi. Non significano, da sole, che si verificheranno eventi estremi in un luogo o in un momento preciso; rappresentano però un fattore di rischio da considerare nelle valutazioni sul clima e sulla stagione autunnale. L’analisi di “Mare Caldo” ha incrociato le misure della temperatura superficiale con dati di modello per descrivere l’evoluzione del calore anche lungo la colonna d’acqua. 

Per la Sicilia, dove coste, pesca, turismo e biodiversità sono strettamente legati alla salute del mare, le rilevazioni di Ustica e del Plemmirio sono un segnale da seguire nel tempo. I dati presentati sono preliminari e riguardano sei delle quattordici aree coinvolte nel progetto: ulteriori analisi potranno completare il quadro. Ma i riscontri già disponibili — dalle anomalie termiche ai danni osservati sui fondali — mostrano quanto sia urgente affiancare al monitoraggio una protezione efficace degli ecosistemi e interventi per ridurre le emissioni che alimentano il cambiamento climatico.