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il progetto

«Non c’è la rete idrica»: per il termovalorizzatore di Palermo da 400 milioni l’acqua arriverà con le autobotti

L'assenza di condutture a Bellolampo, dove già sorge la discarica del capoluogo, costringe all'installazione di cisterne per l'acqua potabile

05 Ottobre 2026, 07:00

«Non c’è la rete idrica»: il termovalorizzatore da 400 milioni  e l’acqua da trasportare con le autobotti

Spesso è paragonato a quelli di Vienna e Copenaghen, ma il termovalorizzatore di Palermo si allontana sempre più dai progetti delle due capitali europee. E lo fa a bordo di un'autobotte, quella su cui dovrà essere trasportata l'acqua potabile per l'impianto da 400 milioni di euro, che altrimenti rimarrebbe del tutto a secco. Il dettaglio tecnico emerge dai documenti presentati nel corso della conferenza dei servizi che si sta svolgendo per il rilascio delle autorizzazioni ambientali all'impianto che sarà installato a Bellolampo, nel corso della quale stanno emergendo le obiezioni di associazioni ambientaliste ed enti interessati sui diversi aspetti del progetto. Perplessità che, come ha già scritto La Sicilia, vanno dall'impatto del traffico di automezzi da e per la collina in cui è già ospitata una delle discariche più complesse d'Europa agli studi sui venti della zona, e che riguardano anche l'assenza di un sistema di teleriscaldamento.

Quello dell'acqua potabile è un nodo su cui si sono alzati i dubbi dell'Agenzia regionale per l'ambiente e dell'Asp. Nella zona di Bellolampo infatti non esiste una rete idrica connessa a quella di Amap, a causa dell'altitudine del sito e per scarsità di acqua. Il progetto del termovalorizzatore prevede l'apertura di un tavolo tecnico con Amap per stendere una conduttura fino a Bellolampo, e nel frattempo di portare l'acqua al termovalorizzatore con autobotti e di raccoglierla in cisterne. Il tutto per soddisfare un fabbisogno di 5,7 litri al secondo destinato a bagni, docce, mense. Stessa cosa poi per le acque bianche e nere, che verrebbero raccolte in due fosse biologiche.

Numeri e soluzioni a cui la Cts, l'Arpa e l'Asp hanno opposto diverse richieste di chiarimenti, soprattutto su come si sia arrivati a stimare un fabbisogno di quasi 6 litri al secondo e su quale sarà l'iter di approvvigionamento con Amap. Tra le richieste emerge anche quella di rifornirsi di acqua da ditte autorizzate. Ancora più stringenti le richieste per le acque nere, su cui Cts, Comune e Asp hanno paventato il rischio di una sottovalutazione: lo spazio delle fosse biologiche è stato calcolato per 58 addetti all'impianto distribuiti nelle 24 ore senza considerare visitatori e personale esterno, e il rischio, si legge nei documenti presentati alla Cts, è di «tracimazione o rilascio accidentale di acque contaminate su un suolo roccioso altamente permeabile». Per questo la richiesta è di superare la logica dell'accumulo e di studiare l'installazione di un depuratore.

Accanto a queste osservazioni ci sono anche quelle che riguardano un altro aspetto del progetto, e che vengono dalle associazioni ambientaliste. Le quali in una memoria fanno notare che il termovalorizzatore palermitano, così come il suo gemello catanese, prevede la produzione di energia elettrica ma non quello di recupero del calore come avviene a Copenaghen o Vienna, dove le alte temperature vengono impiegate per scaldare l'acqua o per sistemi di riscaldamento urbano e l'efficienza energetica è altissima, intorno all'ottanta per cento. Per le associazioni l'impianto palermitano avrà un'efficienza del trenta per cento, molto bassa rispetto ai modelli europei.