LA PRECISAZIONE
L'Etna e il radar per la cenere all'aeroporto di Catania, l’Ingv smentisce: «Nessun coinvolgimento nel progetto Aerdust»
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia chiarisce di non avere accordi, collaborazioni o confronti con i promotori dell’iniziativa per il monitoraggio 4D della sabbia vulcanica
L’Ingv entra nel merito del progetto “Aerdust-Cta” e lo fa con una smentita netta: l’Istituto «smentisce categoricamente qualsiasi coinvolgimento, formale o informale», nell’iniziativa presentata come un sistema per il monitoraggio e la mappatura della sabbia vulcanica dell’Etna a supporto dell’operatività dell’aeroporto di Catania.
«Contrariamente a quanto riportato in alcune notizie di stampa, non sono in corso confronti, collaborazioni o accordi tra l’Ingv e i promotori dell’iniziativa, né l’Istituto è coinvolto nelle attività previste dal progetto», precisa la nota diffusa dall’ente. Il presidente Fabio Florindo sottolinea inoltre che «l’Ingv non ha alcun coinvolgimento nel progetto Aerdust».
Le attività dell’Ingv sull’Etna
L’Istituto ribadisce che svolge sull’Etna le proprie attività di monitoraggio e sorveglianza «nell’ambito delle competenze istituzionali che gli sono attribuite, utilizzando le proprie reti e strutture scientifiche». Una precisazione resa necessaria, spiega Florindo, perché «la corretta informazione su queste attività è fondamentale, soprattutto quando si parla di fenomeni vulcanici e di possibili ricadute sulla sicurezza della popolazione»
L’Ingv, e in particolare l’Osservatorio Etneo di Catania, resta quindi l’istituzione di riferimento per il monitoraggio dell’attività dell’Etna, compresa la dispersione delle ceneri vulcaniche. Tali attività sono svolte attraverso le reti e le strutture dell’Istituto e nell’ambito di rapporti istituzionali specifici, tra cui l’accordo di collaborazione con l’Enac per le problematiche legate alle ceneri e alla sicurezza del trasporto aereo.
Che cos’è Aerdust
Il progetto “Aerdust-Cta”, illustrato nei giorni scorsi alla Sac, prevede l’impiego di radar, spettrometri e droni per un monitoraggio 4D delle colonne di sabbia e polvere vulcanica, con la possibile individuazione di “corridoi” aerei meno interessati dalle particelle in sospensione. L’idea è stata sviluppata da un gruppo di ricerca dell’Università di Catania, in collaborazione con ricercatori dell’ateneo messinese.
Secondo quanto riferito dai promotori, il sistema dovrebbe fornire informazioni georeferenziate su presenza, quota, concentrazione e dinamica delle particelle vulcaniche, fino a 5.000 metri di quota, nell’area dello scalo di Fontanarossa e, potenzialmente, nel centro urbano. Restano però da definire valutazioni, autorizzazioni ed eventuali integrazioni nelle procedure delle autorità competenti.
La posizione dell’Ingv
La nota dell’Ingv non contesta l’esistenza della proposta, ma delimita con precisione i confini: non esistono al momento rapporti formali o informali tra l’Istituto e il progetto, né attività condivise. La distinzione è rilevante anche perché, nelle informazioni diffuse in precedenza, l’Ingv figurava tra gli enti coinvolti nei primi confronti sulla valutazione dell’idea progettuale.
Per l’ente guidato da Florindo, dunque, ogni eventuale sviluppo del progetto dovrà essere valutato autonomamente dalle istituzioni e dagli organi preposti, senza che ciò possa essere interpretato come una partecipazione scientifica o operativa dell’Ingv.

