l'inchiesta
Il giallo della morte di Jasmine a Barcellona Pozzo di Gotto: l'amico parla di uso di fentanyl ma nella casa della specializzanda non c'era traccia della droga sintetica
Il ragazza che è indagato è tornato in Puglia. Saranno decisivi i risultati dell'autopsia
Si infittisce il mistero attorno alla morte di Jasmine Chouwdhury una specializzanda in Medicina di 31 anni, originaria di Palermo e iscritta all’Università di Messina, trovata senza vita in un’abitazione a Barcellona Pozzo di Gotto.
A dare l’allarme è stato un 29enne di Brindisi, conosciuto di recente dalla giovane e presente nell’appartamento al momento del decesso. La Procura di Barcellona Pozzo di Gotto ha aperto un fascicolo, affidando ai Carabinieri le indagini e i rilievi per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e accertare le cause della morte.
Al centro degli approfondimenti c’è la necessità di verificare le affermazioni raccolte nelle prime ore successive alla tragedia, in particolare riguardo all’ipotetico coinvolgimento del fentanyl, potente oppioide sintetico. Il 29enne avrebbe riferito agli inquirenti un presunto utilizzo della sostanza da parte della dottoressa. Gli elementi raccolti finora delineano però uno scenario diverso e mettono in luce rilevanti discrepanze: il fentanyl non compare tra i farmaci e le sostanze sequestrate nell’appartamento. Durante la perquisizione sono stati invece rinvenuti e posti sotto sequestro flaconcini di morfina, midazolam e levometadone, riconducibili al percorso terapeutico seguito dal giovane a Brindisi. Smentite dalla direzione sanitaria anche le voci su possibili sottrazioni di farmaci dall’ospedale in cui la 31enne svolgeva la specializzazione.
Allo stato, dunque, l’ipotesi fentanyl resta una dichiarazione dell’uomo priva di riscontri materiali o di laboratorio. Nei confronti del giovane pugliese si procede per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e morte o lesioni come conseguenza di altro reato. Rientrato in Puglia dopo i primi accertamenti, al momento non è sottoposto a misure cautelari. Oltre ai medicinali trovati nell’alloggio, sono stati sequestrati i telefoni cellulari di entrambi. Le analisi dei dispositivi serviranno a ricostruire contatti, scambi di messaggi e spostamenti anteriori al decesso.
L’ipotesi di lavoro degli inquirenti punta a un’intossicazione o overdose da oppioidi, con particolare attenzione al possibile ruolo del metadone. La Procura mantiene tuttavia la massima cautela. L’incarico al medico legale per l’autopsia e i test tossicologici sui campioni biologici — conferimento previsto per lunedì 5 ottobre 2026 — rappresenta il passaggio decisivo per trasformare le ipotesi in riscontri oggettivi. In attesa degli esiti tossicologici, il quadro resta aperto a ogni verifica.