Giarre
Inaugurati i tre nuovi murales contro la mafia
A Giarre tre murales per Falcone, Borsellino, Petrosino e Giuseppe Di Matteo: l'arte urbana come presidio permanente di legalità e memoria attiva
L’arte urbana si fa strumento di memoria attiva e presidio permanente di legalità. Sono stati ufficialmente inaugurati a Giarre tre nuovi murales dedicati alla lotta contro la criminalità organizzata, concepiti per trasformare gli spazi della città in simboli visivi di impegno civile e riscatto sociale.
I volti scelti per questo percorso artistico e pedagogico rappresentano tappe fondamentali della memoria collettiva: Joe Petrosino, i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e il piccolo Giuseppe Di Matteo, la cui drammatica vicenda rappresenta uno dei simboli più strazianti delle vittime innocenti della mafia. Uno dei tre murales, quello dedicato a Joe Petrosino, è stato realizzato grazie alla collaborazione della Fondazione Federico II, presieduta da Gaetano Galvagno: «In pieno contrasto a quella cinematografia nella quale non ci rivediamo, con cui si esaltano miti come Riina, Provenzano, Gomorra e che inducono i giovani a perdersi in strade sbagliate. Mentre la nostra è una Sicilia differente: la Sicilia di Falcone, Borsellino, di Mattarella di gente che ha perso la vita per potere cercare di rendere migliore la nostra, quella di noi siciliani».
A realizzare le tre opere murali è stato Igor Scalisi, artista palermitano, che ha portato a Giarre il proprio stile e la propria esperienza nel campo dell’arte urbana. «Attraverso questi murales - ha dichiarato il sindaco Leo Cantarella - abbiamo voluto trasformare alcuni luoghi della nostra città in spazi di memoria viva».
«I murales sono importanti - afferma Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato trucidato dalla mafia - hanno il valore per cui attraverso l’arte, la pittura, la cultura veramente si possano risvegliare le coscienze, investire su quella bellezza che è la principale forma di lotta contro la criminalità organizzata che si nutre di violenze, di orrore e di morte. Si tratta di iniziative che non devono rimanere isolate ma fare parte di un percorso di vita inesauribile».