Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
6 ottobre 2026 - Aggiornato alle 13:13
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×
☰

l'inchiesta

Dalla Locride alla Sicilia, la rotta del narcotraffico svelata dai cellulari criptati

I finanzieri smantellano la rete dei corrieri mercenari dotati di rilevatori di microspie e autovetture con doppi fondi artigianali

06 Ottobre 2026, 13:13

13:20

Dalla Locride alla Sicilia, la rotta del narcotraffico svelata dai cellulari criptati

L’asse criminale tra Calabria e Sicilia per il controllo del traffico di stupefacenti è finito nel mirino di una vasta operazione della Guardia di Finanza, culminata con l’arresto di quattro persone.

Le misure cautelari in carcere, disposte dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta del procuratore distrettuale Giuseppe Borrelli, sono state eseguite in contemporanea nei due territori, infliggendo un colpo significativo a una consorteria ritenuta capace di rifornire il mercato isolano di cocaina e marijuana. Le indagini, svolte con rigore dai finanzieri del Gruppo di Locri e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia reggina, hanno consentito di ricostruire i contorni di una strutturata associazione a delinquere con base nella Locride.

Secondo l’ipotesi accusatoria, l’attività del gruppo travalicava i confini regionali: la Sicilia costituiva il principale canale di smercio, una vera piattaforma di lancio commerciale collegata a una rete di referenti all’estero, in particolare in Germania, Austria e Repubblica Ceca. Il canale siciliano e i corrieri “mercenari” Per il versante siciliano, l’inchiesta evidenzia come l’Isola rappresentasse un hub di destinazione cruciale per i carichi provenienti dalla Locride.

Per alimentare in modo continuativo la piazza di spaccio, il sodalizio si sarebbe avvalso di una fitta rete di corrieri definiti dagli investigatori “mercenari”. Trasporto di droga e contante avvenivano su autovetture appositamente modificate, dotate di doppi fondi artigianali e sofisticati, concepiti per eludere i controlli su strada durante i trasferimenti verso coste e città siciliane. La manovalanza criminale adottava inoltre stringenti contromisure di sicurezza. Prima di mettersi in viaggio per consegnare lo stupefacente o incassare i proventi, gli indagati avrebbero utilizzato rilevatori elettronici ad alta tecnologia per “bonificare” i veicoli e scovare eventuali microspie o dispositivi di tracciamento.

I convogli erano spesso preceduti da auto “staffetta”, incaricate di sondare il percorso e segnalare la presenza di posti di blocco lungo le principali arterie. Piattaforme criptate e finanza parallela Un ruolo chiave nella ricostruzione della presunta rete è stato svolto dall’analisi delle comunicazioni intercorse su piattaforme di messaggistica criptata. Attraverso telefoni dedicati, i componenti concordavano trattative, prezzi, quantitativi e le modalità logistiche per il trasferimento delle partite in Sicilia e per i contatti con i partner esteri.

I numeri delineano la dimensione del fenomeno: gli investigatori hanno ricostruito un giro d’affari relativo a circa 77 chilogrammi di droga, di cui 54 chili di cocaina e 23 di marijuana. Imponente anche il flusso finanziario: tra luglio 2020 e marzo 2021 sarebbero transitati oltre 1,6 milioni di euro in contanti. Tali somme, frutto delle vendite sul canale siciliano e sui mercati d’oltreconfine, venivano reimmesse e ripulite attraverso un sistema di pagamenti e riciclaggio basato su circuiti paralleli e non tracciabili. Contestualmente all’esecuzione dei quattro ordini di custodia cautelare, i militari delle Fiamme Gialle hanno effettuato numerose perquisizioni, sia locali sia domiciliari, in abitazioni e immobili riconducibili agli indagati in Calabria e in Sicilia, alla ricerca di ulteriori riscontri documentali, apparati tecnologici e proventi dell’attività illecita.