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l'inchiesta

Caso Garlasco, le ombre sulle analisi del Ris: perché la Procura di Pavia ha riaperto il capitolo dei test scientifici

Dalle corse elettroforetiche con esito negativo alla distruzione degli eluiti di laboratorio, tutti i nodi al vaglio dei magistrati

07 Ottobre 2026, 07:43

07:50

Caso Garlasco, le ombre sulle analisi del Ris: perché la Procura di Pavia ha riaperto il capitolo dei test scientifici

A diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, consumato a Garlasco il 13 agosto 2007, gli accertamenti del Ris di Parma tornano sotto la lente della Procura di Pavia. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Fabio Napoleone, punta a verificare eventuali errori, discrepanze analitiche e carenze procedurali emerse dalla rilettura del corpus scientifico raccolto nel 2007.

Il capitolo più sensibile riguarda le analisi sui pedali della bicicletta in uso a Stasi, oggetto di prelievi l’11 settembre 2007. Il 19 settembre, dall’esame del campione “bu_p”, emerse un profilo genetico attribuito alla vittima. La ricostruzione della Procura, corroborata dai dati grezzi trasmessi dal Ris l’8 novembre 2025, segnala tuttavia che il giorno seguente, 20 settembre 2007, furono eseguite due corse elettroforetiche con esito del tutto negativo o nullo. I consulenti nominati dai pm pavesi, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, hanno confermato l’esistenza di queste due corse negative e rilevato una criticità procedurale: all’epoca non si svolsero approfondimenti per spiegare la difformità tra il risultato positivo e quelli nulli. Pur definendo “solido” il profilo genetico del 19 settembre, gli esperti hanno sottolineato come gli esiti successivi avrebbero imposto ulteriori verifiche, poi mancanti.

Sulla mancata circolazione di tali dati si è acceso lo scontro tra le parti. La difesa di Stasi — gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, insieme all’ex consulente Francesco Maria Avato — sostiene che gli esiti nulli fossero elementi favorevoli mai messi a disposizione dei periti di parte né allegati al fascicolo originario. A rafforzare i sospetti di anomalie interne è richiamato il verbale reso nel settembre 2026 dall’ex investigatore del Ris Alessandro Coli, secondo cui in laboratorio circolò la voce di un esito positivo sui pedali seguito da prelievi privi di risultato, circostanza percepita come atipica. Di segno opposto le posizioni dell’ex comandante del Ris Luciano Garofano, che esclude irregolarità, e del consulente della famiglia Poggi, Marzio Capra, il quale propone una diversa lettura della cronologia: la “run date” dei file negativi risalirebbe al 10 settembre 2007, mentre il 20 settembre indicherebbe solo una successiva modifica informatica, escludendo che si trattasse di controanalisi successive all’individuazione del DNA di Chiara.

Un secondo fronte d’indagine riguarda la conservazione e lo smaltimento del materiale biologico di laboratorio. Al centro, la distruzione degli “eluiti” — le soluzioni liquide prodotte durante la lavorazione delle tracce — comprese quelle relative alla cosiddetta impronta 33. Questi campioni sarebbero stati eliminati nel maggio 2016, cioè anni prima dell’autorizzazione giudiziaria sui reperti arrivata nel gennaio 2022. In una relazione inviata alla Procura nell’ottobre 2026, il Ris ha difeso la propria prassi, precisando che gli eluiti non erano reperti sequestrati ma “intermedi di lavorazione”. Conservati in congelatore e tracciati nel gestionale della sezione di Biologia, sarebbero stati smaltiti in via cumulativa come rifiuti speciali nel settembre 2016. I magistrati stanno vagliando la correttezza formale di tale classificazione per stabilire se si sia trattato di una procedura legittima o di un’eliminazione impropria di materiale potenzialmente rilevante.

L’attenzione degli inquirenti si estende anche alle tracce di calzature repertate sulla scena. Un carteggio del 27 agosto 2007 tra Garofano e il capitano Aldo Mattei documenta le valutazioni dell’epoca sull’unicità dell’impronta a pallini e sulla stima della misura di scarpa, allora ricondotta a una Frau numero 42. Le più recenti consulenze disposte nell’ambito delle indagini parallele su Andrea Sempio hanno ridimensionato il valore identificativo assoluto di quella traccia, giudicandola compatibile anche con il piede di Sempio.

Un riesame documentale in attesa degli esiti Il lavoro della Procura di Pavia si concentra dunque sulla ricostruzione documentale, sulla sequenza temporale dei test e sulla completezza delle informazioni trasmesse alle parti processuali. Si tratta di accertare se eventuali omissioni analitiche e prassi di laboratorio abbiano inciso sulla genuinità del quadro probatorio, fornendo elementi utili alla richiesta di revisione preannunciata dalla difesa di Alberto Stasi. Resta ora da vedere se e in quale misura tali riscontri apriranno a nuovi sviluppi giudiziari.