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Operazione Hermes

Maxi frode fiscale all'Unione Europea, arresti e un sequestro da undici milioni: 93 società coinvolte nel "carosello"

L'indagine è stata coordinata dagli uffici di Milano e Palermo della procura europea (Eppo) e riguarda il commercio di prodotti elettronici e informatici

08 Ottobre 2026, 08:01

08:10

Maxi frode fiscale all'Unione Europea, arresti e un sequestro da undici milioni: 93 società coinvolte nel "carosello"

La Guardia di Finanza di Varese ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare e un decreto di sequestro preventivo emessi dal gip del Tribunale di Milano nell’ambito dell’operazione "Hermes", coordinata dagli uffici di Milano e Palermo della Procura Europea (Eppo). Al centro dell’inchiesta una frode all’Iva nel settore del commercio dei prodotti elettronici e informatici trasversale a più Stati dell’Ue. Le misure cautelari riguardano sei persone (due residenti a Roma in carcere, una agli arresti domiciliari in provincia di Bergamo e tre con obbligo di dimora in provincia di Salerno e Roma). Il sequestro preventivo, che ammonta a 11 milioni, riguarda beni, valori e denaro riconducibili a otto indagati e a tre imprese. Gli indagati rispondono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alle frodi fiscali, aggravata dalla transnazionalità.

Trecento le perquisizioni eseguite in otto Paesi. Per la parte italiana della frode sono 93 le società coinvolte con sede nelle provincie di Bergamo, Milano, Roma, Salerno, Como e Brescia, per un volume complessivo di fatture false emesse di oltre 450 milioni di euro nel quadriennio 2022-2025.

L’operazione ha coinvolto gli uffici Eppo a Madrid (Spagna), Porto (Portogallo), Milano e Palermo (Italia), Parigi (Francia), Graz (Austria), La Valletta (Malta), Bucarest (Romania), Rotterdam (Paesi Bassi), Francoforte (Germania) e Vilnius (Lituania) e ha potuto contare sul sostegno di Europol e delle forze dell’ordine e delle agenzie fiscali.

Le frodi carosello vengono realizzate sfruttando il regime di non imponibilità ai fini Iva previsto per le operazioni commerciali intracomunitarie, interponendo, in un’operazione tra imprese di Paesi diversi, un soggetto economico fittizio, cosiddetta "cartiera" (o società fantasma o missing trader), che acquista la merce dal fornitore comunitario senza l’applicazione dell’Iva per poi rivenderla a un’impresa nazionale (anch’essa coinvolta nella frode) con l’applicazione dell’Iva ordinaria italiana.

È in questa fase che si realizza la condotta fraudolenta, in quanto la società cartiera, invece di vendere la merce maggiorata del proprio utile e versare l’Iva incassata dalla sua cessione, la vende sottocosto senza versare all’Erario l’imposta indicata sulla relativa fattura emessa. La missing trader, infatti, sprovvista di strutture operative e di dipendenti, di norma gestita da prestanome, senza adempiere ad alcun obbligo fiscale, oltre quello di emettere fatture soggettivamente false, dopo una breve vita (massimo 24 mesi) viene fatta cessare e sostituita da altra impresa simile.

Il danno per l’Unione Europea è costituito dall’Iva indicata nelle fatture emesse dalle missing trader o cartiere, che hanno acquistato la merce senza applicare l’imposta e che la collocano sul mercato nazionale applicandola invece al compratore, senza però versarla all’Erario, ma ripartendola tra i complici della frode.