Paternò
Operai sospesi a 30 metri per mettere in sicurezza il Castello Normanno
Dopo il crollo avviati gli interventi in uno degli angoli della parte sommitale del dongione: riapertura al pubblico imminente
Appesi con delle funi, ad un’altezza di oltre 30 metri, per intervenire e mettere in sicurezza uno degli angoli della parte sommitale del castello normanno. Sono ufficialmente partiti i lavori di messa in sicurezza del dongione normanno che domina la città dalla collina storica. L’intervento, affidato agli operai specializzati dell’azienda “Ediliziacrobatica”, si preannuncia rapido e non invasivo. Secondo il cronoprogramma, infatti, i tecnici opereranno sospesi su corde per completare le operazioni entro la giornata di domani.
Si tratta di un passo fondamentale e tanto atteso dalla comunità locale, poiché l’intervento, di natura prettamente conservativa e non strutturale, consentirà l’immediata riapertura al pubblico del monumento, il cui ingresso è off-limits ormai da diversi mesi.
Il blocco delle visite è scattato lo scorso mese di giugno, dopo il preoccupante distacco di alcuni conci in pietra bianca, piombati al suolo da oltre 30 metri d’altezza e solo per fortuna non hanno determinato feriti, con l’incidente avvenuto a struttura già chiusa. Il distacco ha però fatto scattare l’allarme, imponendo l’interdizione dell’area per ragioni di incolumità pubblica.
Ad avvio lavori, per testimoniare l’importanza del momento e a seguire da vicino gli interventi, sono arrivati sulla collina storica tecnici e funzionari di Comune e Parco archeologico. In particolare, erano presenti il commissario straordinario del Comune di Paternò, Gaetano D’Erba; il direttore del Parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, Giuseppe D’Urso; la direttrice dei lavori, Mirella Fasano; il responsabile di “Ediliziacrobatica”, Sebastiano Testa, e il dirigente comunale Gianfranco Ursino. Se da un lato l’inizio dei lavori porta una ventata di ottimismo per il turismo e la cultura paternese, dall’altro resta ancora aperto il giallo sulle cause esatte che hanno determinato il crollo dei conci di pietra. Sul tavolo restano diverse ipotesi; la prima pista, la più plausibile, guarda a un possibile problema strutturale intrinseco: l’antico castello presenta infatti un quadro fessurativo importante che richiede un monitoraggio costante. Tuttavia, non si escludono cause scatenanti di altra natura. Tra queste, un ruolo chiave potrebbe averlo avuto il progressivo deterioramento causato dalle infiltrazioni di acqua piovana all’interno delle fessure della muratura. Resta forte, infine, anche la suggestione di un evento improvviso: l’azione esplosiva di un fulmine che, durante un temporale, avrebbe colpito in pieno l’antenna situata sul tetto della struttura, scaricando a terra l’energia proprio in corrispondenza dello spigolo danneggiato.
A conclusione dei lavori, il castello potrà tornare fruibile.