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L'autotrasporto siciliano si ferma per 6 giorni, da Confindustria alle sigle autonome: «Significa scaffali vuoti, produzione ferma»

Prima sono stati quelli del Comitato autotrasportatori, oggi si aggiungono i big associati alla principale associazione di categoria

10 Ottobre 2026, 11:58

12:00

La tregua dei Tir salva i supermercati: Salvini convoca i trasportatori, blocco sospeso

Ora non sono più le sigle autonome. Il 16 ottobre l'autotrasporto siciliano rischia di fermarsi in maniera massiccia. Oggi anche Confindustria Sicilia ha annunciato la sospensione delle attività per sei giorni. 

«La decisione, assunta all’unanimità dopo mesi di interlocuzione istituzionale senza esito - spiega Sonia Nicosia, presidente della Sezione Trasporti di Confindustria Catania - punta a denunciare una situazione economica ritenuta ormai insostenibile. Secondo i dati del MASE, il prezzo medio mensile del gasolio per autotrazione è aumentato di circa 0,35 euro al litro rispetto a febbraio, superando a settembre la soglia di 2,16 euro. Per un singolo mezzo pesante che percorra 100.000 chilometri l’anno, l’aggravio supera gli 8.000 euro in soli otto mesi».

Dunque camion e tir, che rimangono la modalità principale di spostamento delle merci nell'isola e verso il resto d'Italia, si fermano dalla mezzanotte del 16 alla mezzanotte del 22 ottobre. Confindustria riunisce alcune delle aziende più importanti dell'autotrasporto siciliano: da Luigi Cozza a Nicolosi Autotrasporti, fino a DN Logistica. 

Pochi giorni fa anche il Comitato autotrasportatori siciliani, coordinato da Salvatore Bella, ha annunciato uno stop dal 16 al 20 ottobre. Il gruppo riunisce sigle come Aitras e Aias e la loro intenzione non è bloccare il traffico sulle strade, ma non operare all'interno dei porti, lasciando la merce a bordo delle navi non scaricandola a terra. A pagare le conseguenze peggiori sarebbe la grande distribuzione. «Hanno due giorni di autonomia, poi i banchi si svuoteranno», dicono dal Comitato. 

Anche Nicosia, di Confindustria, sottolinea che «il fermo non è un atto contro qualcuno: è il modo per rendere visibile ciò che accade quando i camion si fermano. Cinque giorni senza trasporto significano scaffali vuoti, produzione ferma, merce deperibile persa. È il valore di un lavoro che tutti danno per scontato finché c’è».

Le richieste del comparto sono puntuali: liquidazione immediata della prima annualità del Sea Modal Shift e definizione di un calendario certo per la seconda; risorse aggiuntive sulla terza annualità, destinando i proventi ETS al rifinanziamento della misura; tempi chiari per la notifica alla Commissione europea della quota dei contributi regionali eccedente il regime de minimis, garantendo che tali somme non si trasformino in economie di bilancio; estensione del periodo agevolabile fino al 31 dicembre 2026; apertura di un tavolo permanente sull’insularità e sui maggiori oneri del trasporto combinato strada-mare. «Restano inoltre disattesi gli impegni assunti nell’incontro di aprile presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - continua Nicosia - Diamo atto al Governo regionale di avere stanziato risorse e di avere aperto un confronto serio. Ma una parte consistente di quelle somme resta subordinata all’autorizzazione europea, e nel frattempo le imprese pagano il gasolio ogni giorno, in anticipo e per intero». 

Gli autotrasportatori che si riconoscono in Confindustria si dicono «disponibili al confronto fino all’ultimo minuto. Se arriveranno risposte concrete, siamo pronti a sospendere l’iniziativa. Ma non possiamo più accettare che si risponda agli impegni assunti con altri impegni. Se allo scadere del 22 ottobre non avremo ottenuto riscontri, il fermo proseguirà a oltranza. Non è una minaccia, è la conseguenza di una condizione che non lascia alle imprese alcun margine ulteriore». Il settore preannuncia pertanto che, in assenza di risposte concrete entro il termine indicato, lo stop proseguirà fino all’apertura di un tavolo risolutivo. Durante la sospensione saranno comunque garantite le prestazioni indispensabili previste dalla normativa, a tutela della collettività.