L'inchiesta
Caso Armao, l'ex presidente di Samot respinge le accuse: «Mai corrotto alcuno»
Risponde alla stampa sulle presunte mazzette e favori per il monopolio delle cure palliative. La Procura chiede il carcere per l'ex vicepresidente della Regione e indaga sugli scambi di favori che coinvolgono il deputato regionale Giuseppe Lombardo
Mario Lupo, ex presidente della Samot Onlus e di altre società attive nell'assistenza domiciliare e nelle cure palliative, ha respinto fermamente ogni accusa di corruzione davanti ai giornalisti, poco prima di presentarsi al gip di Palermo per l'interrogatorio preventivo. L'inchiesta, che sta scuotendo i vertici della sanità e della politica regionale, ha spinto la Procura a chiedere gli arresti domiciliari per Lupo e per altri sei tra manager e imprenditori. Misure ancora più severe sono state sollecitate per l'ex vicepresidente della Regione Gaetano Armao e per l'avvocato Pierluigi Matta, presunto intermediario del giro di tangenti, per i quali i pm hanno chiesto la custodia cautelare in carcere in vista degli interrogatori fissati per domani.
Al centro dell'indagine c'è un presunto sistema di scambi di favori e corruzione volto a proteggere e favorire gli affari di Lupo e di Luigi Zancla, presidente della Samo onlus. Secondo la ricostruzione accusatoria, il deputato regionale Giuseppe Lombardo si sarebbe mosso all'interno della commissione Sanità dell'Ars per far approvare un emendamento "su misura", capace di consentire alle società indagate di impiegare fino al 40% di personale medico privo della specializzazione nel settore. In cambio di questo intervento legislativo, Lombardo avrebbe ottenuto l'assunzione presso la onlus di una consigliera comunale catanese a lui vicina, figlia peraltro di un uomo accusato di estorsione e usura.
L'ingerenza politica si sarebbe estesa anche alle manovre per bloccare un decreto dell'assessorato alla Salute che avrebbe dovuto potenziare la rete delle cure palliative, aprendo il mercato a nuovi concorrenti a svantaggio di Zancla e Lupo. Per impedire l'allargamento della rete, si sarebbe attivato anche l'avvocato Armao nella sua veste di esperto del presidente della Regione. I magistrati sostengono che Armao, incassando una tangente di seimila euro, abbia fatto pressioni sull'ex dirigente dell'assessorato Salvatore Iacolino, figura poi finita sotto indagine per concorso esterno in associazione mafiosa, affinché il decreto di espansione del settore venisse definitivamente insabbiato.

