Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
12 ottobre 2026 - Aggiornato alle 12:43
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Il giornale di oggi

Leggi
☰

giudiziaria

Diffamò Rita Borsellino dopo le dimissioni da sindaco di Salemi: la Cassazione respinge il ricorso di Vittorio Sgarbi

La Suprema Corte rigetta la richiesta dell'ex critico d'arte di applicare la scriminante della provocazione

12 Ottobre 2026, 12:21

Diffamò Rita Borsellino dopo le dimissioni da sindaco di Salemi: la Cassazione respinge il ricorso di Vittorio Sgarbi

Nessun'attenuante per la provocazione e nessuna reazione giustificabile di fronte a un legittimo attacco politico. La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha definitivamente rigettato il ricorso presentato da Vittorio Sgarbi, confermando le statuizioni civili e l'obbligo di risarcire i familiari di Rita Borsellino, costituitisi parte civile nel processo. La vicenda giudiziaria, nata dalle infuocate dichiarazioni rese dall'allora sindaco di Salemi all'indomani delle sue dimissioni, si chiude così con la conferma della condanna al pagamento di cinquantamila euro a titolo di risarcimento danni, oltre alla rifusione delle spese legali.

I fatti traggono origine dalle polemiche seguite allo scioglimento del Comune trapanese per infiltrazioni mafiose e alle contestuali dimissioni del critico d'arte. In quel contesto di forte tensione mediatica, Rita Borsellino era intervenuta pubblicamente sottolineando come l'amministrazione avesse fallito nella sua azione e ribadendo che la Sicilia necessitasse di persone serie e non di polemisti. A quelle dichiarazioni Sgarbi aveva risposto con espressioni ritenute diffamatorie dai giudici di merito. La difesa dell'imputato aveva tentato di far valere l'esimente della provocazione, sostenendo che le sue parole rappresentassero una reazione proporzionata a un presunto attacco personale.

La legittimità del diritto di critica e la decisione dei giudici eretto a principio

La Cassazione ha tuttavia smontato la tesi difensiva, evidenziando una differenza fondamentale tra la diffamazione e il corretto esercizio del diritto di critica politica. Nella motivazione redatta dal consigliere relatore, la Suprema Corte ha chiarito che le espressioni utilizzate da Rita Borsellino non costituivano un'aggressione personale, bensì un giudizio del tutto contingente e pertinente sull'operato politico e amministrativo dello Sgarbi pubblico amministratore.

I giudici di piazza Cavour hanno sottolineato come definire "fallita" l'azione di un'amministrazione o richiamare alla responsabilità pubblica non travalichi mai i limiti di continenza espressiva garantiti dall'articolo 51 del codice penale. L'assenza di un "fatto ingiusto altrui" ha dunque impedito l'applicazione dell'esimente prevista dall'articolo 599 del codice penale. Con il rigetto definitivo del ricorso, Sgarbi è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al saldo di oltre quattromila euro di competenze legali in favore delle parti civili.