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Trappola abusiva nei mari delle Egadi e San Vito: la Guardia Costiera sequestra 105 cannizzi e rimuove oltre una tonnellata di plastica

Tre maxi blitz dell'unità navale Cp 770 fanno pulizia tra Levanzo e il litorale trapanese

12 Ottobre 2026, 12:56

13:00

Trappola abusiva nei mari delle Egadi e San Vito: la Guardia Costiera sequestra 105 cannizzi e rimuove oltre una tonnellata di plastica

Una vasta operazione di bonifica e contrasto alla pesca illegale ha portato al sequestro di oltre cento dispositivi da pesca abusivi e al recupero di un'imponente quantità di spazzatura plastica al largo delle coste trapanesi. Gli interventi, condotti nei giorni scorsi dalla Guardia Costiera di Trapani con l'impiego della motovedetta Cp 770 della Capitaneria di Porto, si sono concentrati nello specchio acqueo compreso tra l'arcipelago delle Isole Egadi e il promontorio di San Vito Lo Capo. I controlli hanno permesso di individuare e salpare 105 strutture galleggianti artigianali, posizionate tra le 8 e le 20 miglia nautiche dalla costa, posizionate in violazione delle norme sulla tutela ambientale e sulla navigazione.

I dispositivi rimossi sono i cosiddetti "cannizzi", comunemente noti nella tecnica alieutica con la sigla Fad (Fish Aggregating Devices). Si tratta di sistemi d'ancoraggio galleggianti che creano ampie zone d'ombra sulla superficie dell'acqua per attrarre e concentrare banchi di pesci pelagici, facilitandone poi la cattura tramite reti da circuizione. Sebbene la normativa nazionale ne consenta l'impiego stagionale tra il 15 agosto e il 31 dicembre, la legge impone rigorosamente l'uso di materiali biodegradabili, l'obbligo di segnalamento visivo per evitare collisioni e la tracciabilità delle attrezzature.

L'impatto devastante sul mare

L'ispezione condotta dai militari ha fatto emergere una situazione di grave illegalità e degrado ambientale. Tutti i 105 cannizzi sequestrati erano completamente privi di qualsiasi segnale identificativo o luminoso, trasformandosi in vere e proprie trappole invisibili capaci di danneggiare le eliche e gli scafi delle imbarcazioni in transito. Inoltre, la struttura dei dispositivi era realizzata in palese spregio delle norme sulla sostenibilità marina, utilizzando elementi altamente inquinanti destinati a rimanere sui fondali per secoli.

Nel corso delle operazioni di recupero, l'equipaggio della Cp 770 ha estratto dall'acqua oltre 500 taniche in plastica rigida utilizzate come galleggianti, unitamente a centinaia di metri di cime in polipropilene non biodegradabile e teli ombreggianti. Il materiale plastico complessivamente sottratto all'ambiente marino supera la tonnellata ed è stato posto sotto sequestro amministrativo in vista della successiva distruzione. L'operazione conferma l'impegno costante delle Capitanerie di Porto nella salvaguardia degli ecosistemi marini della Sicilia occidentale e nella tutela dei pescatori professionali che operano nel rispetto delle regole.