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Il business delle cittadinanze facili nell'Agrigentino: 22 a giudizio tra sindaci, vigili e faccendieri

Sotto i riflettori l'iter "velocizzato" dello ius sanguinis per decine di cittadini brasiliani

12 Ottobre 2026, 13:12

13:20

tribunale agrigento

Una vera e propria filiera ombra creata per bypassare i tempi della burocrazia e garantire la cittadinanza italiana a decine di cittadini sudamericani in cambio di tangenti e favori. La Procura della Repubblica di Agrigento, guidata dal procuratore capo Giovanni Di Leo, ha ufficialmente chiesto il rinvio a giudizio per ventidue persone coinvolte nell'imponente inchiesta sul presunto giro di corruzione legato alle pratiche di riconoscimento dello ius sanguinis nei Comuni della provincia. La prima udienza preliminare, che segna uno snodo fondamentale nel procedimento giudiziario, si celebrerà il prossimo 11 novembre dinanzi al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale agrigentino, Michele Dubini.

L'elenco degli imputati delineato dalla Procura traccia una rete capillare e trasversale che si snodava tra municipi, uffici anagrafici e agenzie di disbrigo pratiche. Tra i volti noti che rischiano di finire a dibattimento figura il primo cittadino di Camastra, Dario Gaglio, insieme a un nutrito gruppo di funzionari e agenti della polizia locale in servizio tra Naro, Porto Empedocle, Comitini e Siculiana. Accanto ai dipendenti pubblici emergono le figure di legali, ex dipendenti comunali oggi in pensione e vari faccendieri titolari di agenzie private, considerati gli snodi operativi dell'intero meccanismo corruttivo.

Corsie preferenziali e residenze fittizie per il passaporto italiano

Al centro dell'articolata ricostruzione investigativa c'è il meccanismo del riconoscimento della cittadinanza per discendenza di sangue. Il principio giuridico dello ius sanguinis consente di acquisire lo status di cittadino italiano a prescindere dal luogo di nascita, purché si dimostri la linea di parentela diretta con un antenato emigrato all'estero. In diversi centri della provincia agrigentina — con Camastra, Comitini e Porto Empedocle in prima linea —, questo iter burocratico particolarmente rigido sarebbe stato snellito e alterato attraverso accordi illeciti e verifiche di comodo sulla reale presenza degli ammessi sul territorio.

Secondo l'ipotesi accusatoria, i pubblici ufficiali compiacenti attestavano residenze fantasma e velocizzavano i controlli anagrafici dietro il pagamento di somme di denaro ed altre utilità garantite dalle agenzie d'intermediazione. Un sistema collaudato che già nella scorsa stagione estiva aveva spinto i magistrati a richiedere severe misure cautelari a carico di quattordici indagati. Con il deposito della richiesta di rinvio a giudizio e la fissazione dell'udienza per il prossimo novembre, la parola passa ora al giudice per stabilire chi dovrà affrontare il processo pubblico per rispondere dei reati contestati.