l'inchiesta
Le tracce (e le orme) che incastrano l'assassino di Noemi dopo la fuga dal tetto: si stringe il cerchio attorno al killer di Riposto
Le impronte repertate dai RIS sulla tettoia confermano l'ipotesi della fuga attraverso i terrazzi disabitati della zona
Proseguono senza sosta le indagini sul delitto di Noemi Impellizzeri. Sotto la lente d’ingrandimento degli analisti del Ris di Messina oltre 130 reperti, tra oggetti, tamponi, orme e impronte digitali raccolti nella casa di Riposto. I riflettori sono puntati in modo particolare sugli elementi rilevati sulla tettoia del terrazzo dell'abitazione di Noemi, considerati reperti investigativi di primaria importanza.
Sulla superficie della tettoia è stata individuata la traccia di una mano; il processamento dell'impronta palmare/digitale è ritenuto l'accertamento più rapido per giungere a un'identificazione rispetto ai tempi necessari per la tipizzazione del dna. I Ris hanno repertato anche l'impronta di una calzatura caratterizzata da una superficie speciale, particolare che potrebbe restringere il campo di ricerca e consentire di risalire allo specifico modello di scarpa.
Gli elementi raccolti sulla tettoia avvalorano fortemente l'ipotesi di una fuga attraverso i tetti, condotta da chi conosceva nei minimi dettagli la struttura della casa e i punti ciechi della zona. Chi ha agito sapeva come muoversi per eludere le numerose telecamere di videosorveglianza installate lungo via Circumvallazione.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, l'assassino – insieme a un suo probabile complice – dopo aver raggiunto il terrazzo partendo dal soppalco dell'abitazione, si sarebbe arrampicato sulla ripida tettoia. Da lì avrebbe guadagnato l'accesso a due terrazzini confinanti appartenenti a immobili disabitati, i cui ingressi si affacciano sulla vicina via Cascino, consentendo così una fuga indisturbata.
Gli esiti degli accertamenti tecnici in corso al Ris potrebbero presto fornire un nome all'esecutore materiale dell'omicidio e al suo eventuale complice.