CORRUZIONE
Processo Amata, la Regione non si costituisce parte civile: «Ma in caso di condanna chiederemo il risarcimento del danno»
La posizione dell’amministrazione regionale arriva mentre il dibattimento, celebrato davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo, è ancora nelle fasi iniziali
La Regione Siciliana non si è costituita parte civile nel processo per corruzione contro l’assessore regionale al Turismo, Elvira Amata, ma Palazzo d’Orléans chiarisce che, in caso di condanna, l’ente potrà comunque avanzare la richiesta di risarcimento del danno in sede civile. Lo precisa una nota della Regione, nell’auspicio che l’assessore possa «dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati».
La posizione dell’amministrazione regionale arriva mentre il processo, celebrato davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo, è ancora nelle fasi iniziali: l’udienza è dedicata alla predisposizione del calendario delle audizioni dei testi indicati da accusa e difesa.
La nota di Palazzo d’Orléans
«Nell’auspicare che l’assessore regionale al Turismo Elvira Amata possa dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati, Palazzo d’Orléans ribadisce che la mancata costituzione di parte civile non pregiudica il diritto della Regione di avanzare, in caso di condanna, la richiesta di risarcimento del danno in sede civile», si legge nella nota diffusa dalla Regione.
La Regione era infatti ormai fuori termine per partecipare al giudizio penale come parte civile, non avendo presentato la richiesta entro i termini processuali. La mancata costituzione, tuttavia, non esclude un eventuale riconoscimento del danno all’ente in sede civile, qualora emerga una condanna.
Le accuse e lo svolgimento del processo
Secondo l’ipotesi accusatoria della Procura di Palermo, Elvira Amata avrebbe ottenuto da Marcella Cannariato, legale rappresentante della A&C Broker Srl, l’assunzione del nipote e il pagamento delle spese di alloggio dello stesso durante il periodo di lavoro a Palermo. In cambio, secondo i pm, l’assessore avrebbe finanziato con 30 mila euro la manifestazione «Donna, economia e potere», promossa dalla Fondazione Marisa Bellisario, di cui Cannariato era rappresentante regionale.
Cannariato è stata condannata a due anni e sei mesi di reclusione, mentre Amata ha scelto il rito ordinario ed è imputata per corruzione.
I testi della difesa
Nella lista depositata dai legali della difesa, gli avvocati Giuseppe Gerbino e Sebastiano Campanella, figura tra gli altri il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani. L’udienza è servita anche a definire le audizioni dei testimoni presenti nelle liste di accusa e difesa.
Le difese dell’assessore
Amata non si è dimessa dall’incarico di assessore e ha sempre respinto ogni addebito. «Non mi sono mai macchiata di comportamenti illegali, né immorali – ha affermato – e sono convinta che dimostrerò la mia innocenza».
Il processo proseguirà con la definizione del calendario delle testimonianze, mentre la Regione resta in attesa degli sviluppi giudiziari prima di valutare un’eventuale azione risarcitoria.