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La sentenza in appello

Mafia: è scacco matto al clan dei Cursoti milanesi

Ribaltata la posizione di un imputato ritenuto dall'accusa un cappelloto.

12 Ottobre 2026, 23:23

23:30

zeus

Il blitz Zeus è scattato nel 2022. La squadra mobile è riuscita a mettere all’angolo il clan dei Cursoti milanesi. Scacco matto. Una rete composta da intercettazioni che ha permesso di seguire, quasi in diretta, quello che stava accadendo a San Berillo Nuovo, podere criminale dell’organizzazione mafiosa che ha come padri criminali Jimmy e Nuccio Miano. Il periodo dell’inchiesta ha combaciato con un periodo di intense tensioni fra i Cursoti milanesi e i Cappello-Carateddi che poi sono sfociate nell’ormai famosa sparatoria dell’8 agosto 2020. Due morti sull’asfalto e una città paralizzata dal terrore.

Ma le fibrillazioni non erano solo esterne ai Cursoti milanesi, ma anche interne. Perché quando Carmelo Di Stefano - poi arrestato proprio per il conflitto armato al viale Grimaldi - si autoproclamò capo indiscusso della famiglia mafiosa non ebbe la benedizioni dei patriarca. Ma questo non fermò il boss, che aveva nel contempo anche da sistemare delle frizioni nate con i Cappello. Prima ci fu un tentativo di usare la diplomazia mafiosa. Poi si è ricorso alle armi e si è arrivati quasi sull’orlo di una cruenta faida. Le manette hanno evitato il peggio. La polizia, con il coordinamento della Dda, ha arrestato quattro anni fa uomini di spicco e manovalanza del clan, anche della corrente che faceva riferimento all’ormai defunto boss Saro Pitarà “u furasteri”.

Il processo d’appello, scaturito dall’inchiesta, è arrivato in dirittura d’arrivo. I giudici di secondo grado hanno riformato diverse condanne inflitte dal gup. E ci sono anche assoluzioni.

Lorenzo Arcidiacono è stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione, Giuseppe Agatino Ardizzone a 4 anni e 30.000 euro di multa, Carmelo Fazio a 4 anni, Giuseppe Licciardello a 1 anno e 2 mesi, Pietro Licciardello a 8 anni e 6 mesi, Lorenzo Cristian Monaco a 11 mesi di reclusione, Salvatore Manuel Monaco a 8 anni, Nicola Christian Parisi a 16 anni e 8 mesi di reclusione, Pasquale Pignataro a 4 anni e 9 mesi di reclusione e 21.000 euro di multa, Giuseppe Piterà a 9 anni di reclusione, Giuseppe Platania a 6 anni e 21.000 euro di multa, Angelo Ragusa a 5 anni, 11 mesi e 23 giorni, Martino Carmelo Sanfilippo a 3 anni di reclusione, Michael Agatino Sanfilippo a 12 anni e 6 mesi, Gennaro Antonio Sautto a 1 anno e 3 mesi, Filippo Scaglione a 10 anni e 6 mesi, Luigi Scuderi a 1 anno e 9 mesi e 2.000 euro di multa, Fabio Setteducati a 8 anni e 8 mesi.

Ribaltata la sentenza di primo grado per la posizione di Carmelo Zappalà, detto Melo ‘u tunnacchiu, che era ritenuto esponente dei rivali Cappello. Il collegio della Corte d’Appello ha assolto l’imputato, difeso dagli avvocati Salvatore Pappalardo e Belinda Zisa, per non aver commesso il fatto. Zappalà, quindi, è tornato in libertà.