beni pubblici
Giarre, quegli “scrigni di storia” non valorizzati
Dal Pozzo di Ruggero I al museo antropologico e alle cripte di S. Agata, un patrimonio dimenticato e in stato di abbandono
La valorizzazione dei beni patrimoniali a Giarre non sembra figurare tra le priorità dell’Amministrazione comunale, a giudicare dallo stato di totale anonimato, carenza di comunicazione e assenza di promozione in cui versano diversi siti storici del territorio.
Emblematico è il caso del Pozzo di Ruggero I a Santa Maria la Strada. Sullo sfondo del manufatto si cela un’antica storia intrisa di leggende millenarie, intrecciata con gli avvenimenti storici e i miti della terra siciliana risalenti all’anno 1081, al tempo di Re Ruggero il normanno. Ciononostante, il pozzo, ubicato a pochi metri dal santuario del borgo giarrese, non risulta inserito in alcun circuito culturale. Ancora peggiore è la sorte toccata al Museo antropologico “Genti dell’Etna”: la struttura di Macchia da svariati anni è stata chiusa poiché resa inagibile dalle infiltrazioni d’acqua e non è mai più stata riaperta al pubblico.
In questo quadro si aggiunge, poi, la situazione dell’agglomerato urbano del quartiere Camposanto Vecchio, incastonato nel cuore del centro storico, alle spalle del Duomo. L’area rappresenta un vero e proprio “scrigno di storia” con un’identità unica da preservare, ma sconta una grave mancanza di valorizzazione. Il quartiere ospita le cripte di Sant’Agata (risalenti al 1720), riconosciute come l’unica area archeologica di rilievo di Giarre.
L’area versa tuttavia in condizioni critiche. Lo spazio del sito archeologico è in parte utilizzato come parcheggio per le auto dei residenti, mente i muri che circondano l’ex cimitero - oggi piazza De Andrè - sono stati oltraggiati da atti di vandalismo; una piccola rientranza della piazzetta è spesso invasa da odori nauseabondi a causa di gesti d’inciviltà. All’interno dell’area urbana, alle spalle di piazza Duomo, quindi nel salotto della città, si evidenzia la totale mancanza di indicazioni e cartellonistica per guidare i visitatori alla scoperta di questo prezioso tesoro archeologico.
Nonostante i primi segnali di iniziativa privata, come alcune ristrutturazioni e la nascita di un b&b, l’insieme composto dalle antiche “stamberghe” del quartiere e dalla suggestiva piazzetta De André costituisce un mosaico di bellezza e fascino. Un patrimonio culturale cittadino che necessita di essere riscoperto e inserito in un serio piano di tutela e promozione.